I confini della poesia

I confini della poesia

Nel corso degli anni Settanta del secolo scorso, le problematiche sociali assumono connotati ancora più gravosi e complessi rispetto agli anni precedenti. Pur conservando apparenze di vita, la natura e gli uomini vengono travolti dal nuovo corso degli eventi e muoiono al loro interno. Il depauperamento della parte più autentica di se stesso che la civiltà capitalistica impone all’individuo, la sua mercificazione, la sua riduzione ad essere uno schiavo quieto, sazio e pronto a ringraziare alimentano la tensione etica e politica della produzione poetica di Franco Fortini. Da un lato denuncia la frustrazione sociale e politica subita dalla classe operaia, dall’altro rifugge gli schemi ideologici delle opposizioni ufficiali e avvia un’ininterrotta polemica culturale con gli intellettuali di sinistra e con la diffusa ripresa di interesse per il pensiero filosofico dell’esistenzialismo di matrice tedesca. Ma soprattutto non si arrende all’idea che la poesia possa adeguarsi, restringendosi negli angusti confini nei quali viene progressivamente circoscritta. Essa non può ridursi a un grido di miseria o a un segno di grandezza per pochi, la prova di una ripetuta sconfitta umana…

Esce da Castelvecchi per la curatela di Luca Lenzini – attento e rigoroso osservatore critico impegnato oggi nella ricostruzione della vicenda poetica italiana del Novecento – un prezioso volumetto contenente due brevi saggi scritti da Franco Fortini: Dei confini della poesia del 1978 e Metrica e biografia del 1980. I due interventi critici composti il primo per una conferenza all’Università del Sussex a Brighton e il secondo per l’Ateneo di Ginevra, sono dedicati rispettivamente allo stato dell’arte in relazione al nuovo contesto sociale e all’uso letterario della lingua in rapporto all’uso formale della vita che segna la fine dell’utopia comunista nella sinistra italiana. Danno conto entrambi di quanto il grande poeta e saggista, nato a Firenze nel 1917 e deceduto a Milano nel 1994, sia stato sempre animato dalla consapevolezza di non dover mai evadere dalla storia, ma al contrario di concepire l’attività letteraria come una disperata ma ferma assunzione di responsabilità e di testimonianza civile contro la crescente offensiva livellatrice del Capitalismo, l’atomizzazione del tessuto sociale e la deriva delle solidarietà politiche.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER