I cretini non sono più quelli di una volta

I cretini non sono più quelli di una volta
Un annunciatore radiofonico campano che si spaccia per profondo conoscitore della lingua etiope e viene cacciato a furor di popolo perché invece farfuglia frasi senza senso e parolacce sperando che nessuno se ne accorga, uno scrittore che chiede la mano della figlia di uno studioso solo perché gli pare che l’abbia guardato con interesse durante un incontro casuale per strada, un uomo schiavizzato da una moglie terribile che pretende un tenore di vita altissimo e tratta il poveretto come una pezza da piedi, una principessa protagonista del jet-set che massacra a colpi di querele i poveri estensori di una sua biografia non autorizzata, un miliardario ex pezzente che invece i biografi li assolda per raccontare la sua vita un po’ losca e pacchianissima, un produttore spregiudicato che vuole mettere in scena un plagio volgarissimo per fare quattrini. Sono solo alcuni dei personaggi che il popolare autore radiofonico, televisivo, teatrale e letterario Enrico Vaime ha incontrato lungo la sua strada durante la sua splendida carriera…
Seconda ‘puntata’ della saga autobiografica di Enrico Vaime, uno dei maestri dell’umorismo italiano (anche se temo che lui troverebbe la definizione riduttiva, cosa ben lontana dalle mie intenzioni peraltro), in RAI dal 1960 e autore - tra le altre, le altrissime cose - di robetta come “Quelli della domenica”, “Canzonissima”, “Tante scuse”, “Risatissima”: insomma alcune delle perle di quella ‘televisione di qualità di una volta’ della quale ci si riempie sempre la bocca e non si capisce a che scopo, visto che tutti o quasi cercano di fare l’opposto quando creano i palinsesti di oggi. La storia di Vaime - il libro affronta la prima parte del suo percorso professionale - è (anche) la storia dell’entertainment e del giornalismo italiano dagli anni ’60 a oggi: stampa, radio, televisione, teatro, cabaret, persino pubblicità. Aneddoti divertentissimi e/o grotteschi, una galleria interminabile di personaggi paradossali o illustri, gustosi dietro le quinte che demoliscono miti o portano finalmente sotto i riflettori la fauna che abitualmente abita il sottobosco del mondo dello spettacolo e della cultura. Il momento più esilarante? L’incarico - accettato per necessità, come dire, alimentari - di scrivere la biografia di un bizzarro miliardario campano tornato al paesino d’origine dopo aver fatto fortuna non si sa bene come in America latina. Oppure le voglie autorali di un impresario teatrale molto importante e altrettanto cialtrone che pretende di spacciare per un’idea originalissima un plagio di Un marziano a Roma di Ennio Flaiano. Ma il frammento più paradigmatico dell’approccio di Vaime e delle emozioni delle quali il libro è pieno è forse il racconto delle stranezze lunari del grande Lucio Mastronardi: si ride per il suo corteggiamento goffo e unilaterale della figlia di un noto studioso di Letteratura, ci si inquieta per i suoi inspiegabili accessi di rabbia, si ride amaramente alle sue vicissitudini professionali come bibliotecario ignorato – persino sconosciuto – dai colleghi, e ci si immalinconisce senza rimedio per la sua infelicità senza rimedio e per il suo suicidio. In poche pagine la vita, con le sue tragicomiche contraddizioni.

 

 

 

 
 
 
 
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