I delitti della Laguna

I delitti della Laguna

Febbraio 1990. Otis Moore, la vittima, doveva essere un uomo davvero seducente, di un fascino inquietante quanto magnetico, irresistibile per le donne ma anche per gli uomini. Il bluesman afroamericano era giunto in Laguna quindici anni prima, per gli stessi motivi che lo avevano condotto a Napoli dall’America, sulla scia di una specie di debito di sangue. A sua volta aveva subito potente l’attenzione che Venezia esercita su chi la vede per la prima volta, così forte che non era più riuscito ad andar via. Non gli era stato difficile trovare il suo posto grazie all’innata simpatia e anche un lavoro nella casa d’aste di Filippo Soverato. L’hanno trovato assassinato in casa sua, in una posa che ricorda troppo da vicino (o no?) certi rituali mafiosi, e con una maschera veneziana a coprire il bel viso. Il commissario Chantal Chiusano sembra avere le idee chiare, che si tratti di un delitto maturato nel mondo della criminalità legato a falsari e trafficanti di opere d’arte, e proprio per questo decide di chiedere l’aiuto di Giuliano Neri, restauratore fiorentino, che in passato si è rivelato decisivo nel risolvere casi abbastanza complessi. Così Neri, con un carico di problemi personali non ancora del tutto risolti, giunge a Venezia, ufficialmente per occuparsi della preziosa collezione di quadri di Alvise Volpato, psichiatra di fama. Ben presto diventa chiaro che tutti i personaggi coinvolti in questa storia gravitano nel mondo dell’arte: un professore bravissimo falsario, un commerciante di preziosi souvenir di non specchiata onestà, uno psichiatra appassionato ed esperto collezionista nonché custode di qualche segreto, un aspirante architetto più portato ad esibirsi come talentuoso cantante, trafficanti di quadri forse legati alla criminalità partenopea. Ma il filo rosso che li lega finisce per rivelare anche ben altro, soprattutto quando un altro cadavere, stavolta una donna, emerge dalle acque melmose della Laguna, una nobildonna che notoriamente frequentava con suo marito un giro di scambisti, tutte persone in vista della “buona società” veneziana. Qual è la strada che condurrà Giuliano Neri a individuare l’assassino? La verità, a volte, non si trova in ciò che appare evidente, proprio come la vera bellezza di Venezia – a chi sa guardare – si nasconde nelle piccole calli, nei particolari di un sapore o di un colore, nelle isole disabitate come Poveglia, l’isola dei morti, o San Clemente e San Servolo, le isole dei matti…

Terzo romanzo per il personaggio del restauratore fiorentino Giuliano Neri, abile nel seguire le tracce dell’anima come le pennellate peculiari che fanno la differenza tra un famoso artista e un abile falsario, qualità che distingue un appassionato da un vero esperto di pittura. Due abilità che fanno di questo particolare investigatore creato dalla penna di Letizia Triches, docente e storica dell’arte, un indagatore sui generis particolarmente attento alle sfumature, è il caso di dire. Questo permette al romanzo, così come accadeva con i precedenti Il giallo di Ponte Vecchio e Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, di parlare al lettore anche attraverso i dettagli artistici che stavolta spaziano dalla pittura anche alle suggestive calli e ai ponti veneziani, fino alla musica. Tutta la rete di indagini che parte dalla prima vittima – il Moro di Cannaregio, bello, affascinante, erotomane, soggiogato dal fascino di certa pittura erotica – si tende sui segreti e sulle ombre di tutti i personaggi, fino al loro passato nascosto in luoghi misteriosi e tetri dove la sofferenza ha dominato a lungo e ha lasciato al suo posto tristi fantasmi. Neri dovrà cercare di mettere da parte i propri, che ancora non gli danno tregua, e andare a stanarli negli angoli più suggestivi della Laguna. Se il lettore avrà la pazienza di andare oltre i primi capitoli un po’ lenti, si farà trascinare certamente dalle indagini intriganti e soprattutto dalle ambientazioni che, come capita quasi sempre con le storie che hanno come sfondo Venezia, prendono quasi il sopravvento sugli eventi, come un personaggio fondamentale e quasi addirittura ingombrante. È questo il motivo per cui ogni appassionato di arte – di pittura, nello specifico – e ogni innamorato di Venezia apprezzerà particolarmente questo giallo curato e sostanzialmente ben congegnato.



 

 

 
 
 
 

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