I delitti della luce

I delitti della luce
Comune di Firenze. Estate del 1300. Il priore Dante Alighieri viene raggiunto da una guardia che gli riferisce del ritrovamento di una galea nelle fetide paludi dell’Arno. Giunto sul posto Dante si trova davanti ad uno spettacolo raccapricciante: l’intero equipaggio è stato assassinato e pare che l’autore dello scempio si sia diretto a Firenze. Ad attirare l’attenzione del priore sono i resti di uno strano marchingegno nascosto in una cabina della nave: gli ingranaggi di un enorme orologio. Sembra che Firenze sia diventata culla di strani eventi. Prima viene ritrovato il cadavere di Brunetto, un decoratore diretto a Roma, la cui vera identità è quella di Guido Bigarelli, architetto di Federico II. Poi un gruppo di fanatici capeggiati dal monaco Brandano giunge in città per mostrare ai fedeli il miracolo della Vergine di Antiochia. Nel frattempo vengono uccisi altri cinque uomini, in qualche modo legati tra loro, con la stessa modalità, un doppio squarcio sul collo. Sembra che la presenza della morte sia diventata una costante a Firenze e Dante ha poco tempo per le indagini perché il suo mandato di priore sta per scadere. La sua è una corsa contro il tempo e verso la storia, perché gli strani eventi paiono condurre inequibovabilmente alla sete di conoscenza di Federico II, alla sua morte misteriosa e al suo tentativo di creare la luce…
Terzo appuntamento della saga dedicata a Dante Alighieri: dopo I delitti della medusa - con il quale Giulio Leoni aveva vinto il premio Tedeschi - e I delitti del mosaico, I delitti della luce trova spunto dall’oscura dipartita di Federico II di Svevia, ultimo baluardo dell’Impero prima della definitiva vittoria della chiesa dei papi e fautore di quella Scuola Siciliana che segna l’inizio ufficiale della storia della letteratura italiana. Siamo nel 1300, anno cruciale per l’Italia e per Firenze. È l’anno del primo Giubileo, istituito da Papa Bonifacio VIII, che concedeva l’indulgenza plenaria a tutti coloro i quali si recavano in visita nelle basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura, e Firenze diventa meta di passaggio per le masse di pellegrini che si recano nella Capitale. Ma il 1300 rappresenta anche per il sommo Poeta una data fondamentale, perché inizia a lavorare alla Commedia, che verrà ambientata proprio in quel periodo, quando Dante ha trentacinque anni, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, quando l’uomo-Dante Alighieri, che si fa allegoria del genere umano, ha raggiunto il culmine del peccato e della perdizione. Ed è proprio questa la condizione che Giulio Leoni descrive perché, mentre messer Durante è ligio ai suoi doveri di priore, dal punto di vista privato non è molto diverso dai suoi concittadini: indebitato e vizioso, sono frequenti le sue incursioni nel bordello di monna Lagia e le notti passate nelle braccia di Pietra, la prostituta che ha ispirato le rime “petrose”, simbolo dell’amor sensuale. I rimandi culturali e storici abbondano in queste pagine, dove s’incontrano il burlone Cecco Angiolieri e l’odioso cardinale d’Acquasparta e aleggia l’aura di Bice Portinari. Il tutto viene completato da una trama gialla ben costruita, un intrigo che trova soluzione solo alla fine ed enigmi che Dante è chiamato a risolvere. Roba da far sembrare Robert Langdon un poppante.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER