I demoni

I demoni

San Pietroburgo, Russia. Nella villa della nobildonna Varvàra Petróvna Stravrógina, presso cui risiede l’intellettuale Stepàn Trofìmovič Verchovenskij, un professore liberale e amante dell’Occidente, sta per fare ritorno il figlio della generalessa, Nikolàj Stavrogin. Il giovane, che possiede un carisma e una bellezza innate, e al quale Stepàn in gioventù aveva fatto da tutore, torna a casa dopo una vita di dissolutezze, cambiato nell’animo e disilluso. Ben presto Nikolàj viene avvicinato da Pëtr Stepànovič Verchovenskij, figlio del professore e cospiratore rivoluzionario, che sta radunando attorno a sé un gruppo di persone con l’obbiettivo di rovesciare tutte le autorità politiche e religiose per mezzo di attentati terroristici. Del gruppo fa parte anche il giovane Šigalëv, il cui progetto reazionario consiste nel “dividere l’umanità in due parti disuguali. Circa un decimo avrà libertà assoluta e autorità illimitata sugli altri nove decimi che dovranno perdere la loro personalità e diventare in qualche modo un gregge. Mantenuti nell’illimitata sottomissione delle pecore, essi raggiungeranno lo stato di innocenza di queste interessanti creature. Insomma, sarà l’Eden, salvo il fatto che si dovrà lavorare.” Un altro membro del gruppo è Alekséj Kirillov, nichilista e intento a progettare il proprio suicidio a dimostrazione dell’inesistenza di Dio e come espressione di massima libertà nei confronti dello Stato. Ivan Pavlovič Šatov è invece un giovane studente che, dopo aver inizialmente maturato idee rivoluzionarie, ora sembra intenzionato a denunciare il gruppo di rivoltosi. Nel frattempo, la nobildonna Varvara progetta di far sposare suo figlio con Lia, una giovane di nobile famiglia, senza sapere che Nikolàj si è già segretamente sposato, per noia e per un sadico scherzo, con una povera ragazza storpia e con problemi mentali. I progetti rivoluzionari di Pëtr si stanno per concretizzare con l’omicidio di un noto personaggio politico. Per creare il caos viene appiccato un incendio in una zona della città e lo stesso Pëtr convincerà Alekséj Kirillov, prima del suicidio, a scrivere una falsa confessione con la quale si assumerà la responsabilità dell’omicidio del giovane Šatov, sacrificio necessario per evitare di essere scoperti...

“Tutti gli uomini sono schiavi e uguali nella schiavitù. Diversamente, non possono essere uguali. Bisogna, dunque, livellare. Si abbasserà, per esempio, il livello dell’istruzione e dei talenti. Siccome gli uomini di talento vogliono sempre elevarsi, bisognerà, purtroppo, strappare le lingue di Cicerone, cavare gli occhi di Copernico, lapidare Shakespeare. Ecco il mio sistema”. I propositi sovversivi del giovane Šigalëv sono quanto mai spietati, drastici e chiari. Le facoltà elevate sono germi di disuguaglianza, perciò occorre abbattere, imprigionare. Una visione quanto mai attuale che non si fatica ad adattare alla nostra. Il nichilismo è probabilmente il comune denominatore e l’effetto collaterale di un progresso che lascia indietro gran parte di quelli che dovrebbero trarne un qualche beneficio. La contemporaneità del messaggio contenuto nel romanzo di Dostoevskij è ciò che spinge Albert Camus a farne una riduzione teatrale rappresentata per la prima volta nel 1959 e che conserva gli ingredienti base utili a mantenerne inalterata la forza. Come lo stesso Camus sostiene, il romanzo sembra già costruito per una recitazione, procedendo per dialoghi e pochissime descrizioni su ambiente e movimenti. Le parole pronunciate dai personaggi contengono già tutto ciò che occorre ed essi “non sono né strani né assurdi”, nel loro nichilismo. “Ci assomigliano, hanno i nostri stessi sentimenti”. Ma chi sono i demoni? Così come raccontato nel Vangelo di San Luca, i demoni usciti da un uomo entrarono in alcuni porci che, impazziti, si gettarono dentro a un lago e annegarono. Così faranno i giovani rivoluzionari, che odiano tutto quello che vive sulla terra e così faremo noi, oggi. Se I demoni era già un romanzo profetico per Camus, a maggior ragione oggi lo è per noi, se pensiamo a come, grazie alla rete web, esistano figure nascoste nell’ombra che spingono lupi solitari, abilmente spersonalizzati così come il giovane Šigalëv vorrebbe, e chiamati accelerazionisti, a innescare il caos per mezzo di azioni destabilizzanti e attentati, con lo scopo di far collassare la società per poterne ricostruire una nuova. “Ogni trent’anni autorizzeremo le sommosse” dice ancora Šigalëv “e allora tutti si getteranno gli uni sugli altri e si sbraneranno tra loro.” Ditemi, non è forse quello che stiamo facendo?



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