I diari dell'angelo custode

I diari dell'angelo custode
L'angelo custode Ruth è senza parole, un misto di incredulità e perplessità le afferra lo stomaco: ma davvero le è stato assegnato il compito di custodire Margot Delacroix che altri non è che lei stessa prima di morire? Davvero le si chiede di tornare sulla terra a custodire una vita, la propria vita, che così come l'ha vissuta basta e avanza? Un'esistenza fatta di violenza, solitudine e dolore. Margot è infatti cresciuta senza genitori, figlia di un'eroinomane che è morta partorendola e di uno studente squattrinato incapace di assumersi qualsiasi responsabilità, men che meno quella di allevare una bambina. Dopo diversi affidi, alcuni fortunati, altri molto meno, Margot approda al St Anthony's Home for Children che non ha nulla da invidiare, per crudeltà e sevizie inflitte, agli orfanotrofi di dickensiana memoria. Al St Anthony's l'anima tutto sommato ancora candida di Margot viene irreparabilmente danneggiata, compromettendo per sempre la sua capacità di amare e farsi amare senza barriere e riserve. Giovane donna, si sposa con Toby e diventa madre di Theo ma non riesce a farne una giusta, tutto si sgretola nelle sue mani: dedita all'abuso di alcol e droga, prima si separa, poi assiste attonita all'incarceramento del figlio, infine muore a soli 40 anni in circostanze misteriose. E ora a Ruth tocca rivivere tutto questo: il suo compito è vegliare, proteggere e amare Margot, divisa a metà dai sentimenti che le provoca: la voglia di scuoterla con rabbia risvegliandola dalla sua ottusità e dalla tendenza all'autodistruzione da una parte, il desiderio di cullarla tra le braccia e confortarla come una madre (la madre di se stessa) dall'altra…
I diari dell'angelo custode è un romanzo che si legge con gran piacere. La scrittura è curata, le frasi scorrono spedite una dietro l'altra grazie ad una prosa pulita, priva di aggettivi e avverbi inutili a fiaccare la pazienza del lettore. L'intreccio delle vicende narrate regna sovrano. L'autrice, la trentatreenne irlandese Carolyn Jess-Cooke, qui alla sua prima prova letteraria, non ha bisogno di fare colpo attraverso il come scrive: ciò che le sta a cuore è il cosa scrive. É il riuscire ad attrarci verso una storia soprannaturale facendoci abbandonare ogni scetticismo e il pregiudizio di trovarsi di fronte all'ennesima saga la cui unica variante è che al posto dei vampiri ci sono i messaggeri di Dio. E il bello è che non si sforza di farlo, le basta fare un cenno con la testa e noi la seguiamo impazienti, quasi le corriamo avanti curiosi come siamo di inoltrarci in questa storia. E c'è già chi parla di “febbre d'angelo” (Donna Condon, Piatkus Books) e di “vampiri soppiantati da meravigliosi e affascinanti creature celesti”(Anna Carey, Independent). Alla domanda - posta da “D, la repubblica delle donne” – su come fosse nata l'idea di un romanzo sugli angeli, l'autrice ha risposto: “In un periodo difficile della mia vita, una mattina mi sono svegliata ossessionata dall’idea di un romanzo su una donna che diventa l’angelo custode di se stessa. Gli angeli mi hanno sempre affascinato, sono convinta che esistano e mi sono sempre fatta un sacco di domande su di loro. E soprattutto, mi sono chiesta: che cosa succederebbe se mi ritrovassi nella posizione di rivivere le scelte della mia vita dalla prospettiva di un angelo...Avrei cercato di cambiare tutto? O no?”. Noi, a lettura conclusa, ci chiediamo esattamente la stessa cosa.

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