I dirimpettai

I dirimpettai

Due uomini. Uno di mezza età ma in perfetta forma, pettorali e addominali scolpiti sotto la peluria bianca. L’altro giovane e depilato. Una coppia. Con la bella stagione amano stazionare sulle sdraio disposte strategicamente sull’ampia terrazza del loro attico romano sorseggiando centrifughe e sgranocchiando crudité mentre leggono le mail sull’iPad, entrambi griffatissimi. Il più anziano è un pezzo grosso della RAI, il più giovane è il suo protégé, un “pischello” di borgata che l’uomo ha notato ad un provino per MTV e che ha posto sotto la sua ala protettiva (e sotto le sue lenzuola). Non passa giorno che il più anziano non faccia notare al più giovane nell’ordine: a) le sue umili origini; b) il fatto che lavora alla RAI solo perché lui l’ha raccomandato, dato che è un imbecille; c) che il posto alla RAI del giovane può svanire con uno schiocco di dita del suo mentore; d) che a letto il ragazzo è, può essere e deve voler essere solo una docile schiavetta. Oltre a lavorare, stare al cellulare, prendere il sole in terrazza e fare palestra, i due passano le loro giornate a trattare male le domestiche che si avvicendano al loro servizio con fare sprezzante e ad affrontare i problemi della famiglia del più anziano. Sua sorella infatti è una fricchettona eternamente infelice in crisi con il marito. E lui, sorpresa!, ha anche un figlio…

C’erano una volta una serie di post su Facebook. Dapprima sembrava uno stralunato gossip condominiale, poi via via assomigliava sempre più a una sorta di fiction voyeuristica: comunque rapidamente diventò un appuntamento irrinunciabile, un vero cult tra gli “amici” di Fabio Viola. Oggi da quei memorabili post nasce un libro da non perdere. Esattamente equidistante dal gelido glamour di Bret Easton Ellis e dal circo grottesco di Dagospia (attori e personaggi televisivi realmente esistenti sono continuamente citati e alcuni appaiono in divertenti cameo), il microcosmo descritto da Viola è dominato dal cinismo. I dirimpettai sono una versione 2.0 dei personaggi della classica commedia all’italiana, decisamente più crudeli però nel loro nitore salutista che non ammette difetti (esteriori, almeno). Nel plot fa capolino persino un pochino di giallo e qualche sfumatura à la Almodovàr (con la domestica trans con il suo aplomb da viado sentimentalone). La parte iniziale del libro - quella per capirci più diretta emanazione dei post su Facebook, con il suo stile a “flash autoconclusivi” perfetti nella loro didascalica ferocia - è la più riuscita: quando la formula narrativa si fa più tradizionale, sebbene la storia “regga” bene tutto si fa meno sorprendente e meno innovativo.


LEGGI L’INTERVISTA A FABIO VIOLA

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