I dodici sospetti

I dodici sospetti
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La giornalista svedese Annika Bengtzon sta faticosamente finendo di preparare i bagagli per la gita a casa dei “suoceri”: è la festa di mezza estate, la notte di San Giovanni, il 23 giugno, la notte più lunga e magica dell’anno. Ellen e Kalle ovviamente fanno qualche capriccio e la donna sente sempre di più il peso della famiglia e della visita alla madre di Thomas. Sente forte la sensazione di non meritarsi quello che ha, di aver incastrato il compagno in una vita che lui non vuole. A peggiorare la tensione arriva dalla redazione di “Stampa della Sera”, il giornale per cui lavora, una chiamata di quelle sulla cui priorità non si può discutere. Michelle Carlsson, la stella di TV Plus, è stata uccisa durante la registrazione di un programma. Annnika è in reperibilità e giocoforza deve andare sul posto. Fra l’altro alla registrazione era presente l’amica Anne Sapphane, che rientra nella rosa dei sospetti (ossia tutti i dodici presenti al castello). L’istinto del cacciatore che caratterizza Annika la distrae dal pensiero di Thomas e i bambini per immergersi totalmente nel dramma che si è consumato. La Carlsson era un personaggio sufficientemente odiato da farne quasi una vittima designata e la giornalista, nel cercare di raccontare questa brutta storia, deve anche tener conto dei precedenti del suo giornale con la diva, a base di querele e controquerele. Annika si dovrà barcamenare fra il coinvolgimento di colleghi, scoperte che la polizia ancora non ha fatto e una brutta storia di insider trading. Come se non bastasse, Thomas è ancora palesemente arrabbiato per il suo “abbandono”, da non chiamarla né rispondere alle sue telefonate…

Come sempre accade con Liza Marklund il fatto criminale ‒ nello specifico i fatti criminali ‒ è un pretesto, il focus è su Annika, che rappresenta le donne e le loro sfide/problemi. Quelle donne che in cerca di una realizzazione totale tentano di conciliare lavoro e famiglia, provano in ogni modo a uscire da una condizione perenne di senso di colpa, convinte di non fare mai abbastanza né su un fronte né sull’altro. La storia personale della giornalista non è di aiuto, c’è un omicidio nel suo passato, dal quale pur essendo materialmente colpevole è stata assolta ma che ha lasciato cicatrici profonde, c’è il sentirsi sempre inadeguata anche se consapevole del suo valore. La condizione femminile è uno degli argomenti per cui Liza Marklund impegna moltissimo del suo tempo. Sebbene sia figlia di uno dei Paesi – la Svezia ‒ che più rappresenta nell’immaginario l’evoluzione e l’emancipazione, ha scelto di scrivere romanzi con una protagonista che invece rappresenta una realtà molto lontana da quella che pensiamo, quasi a sottolineare che la forza delle donne è troppo spesso sottovalutata e che ci rappresenta un Paese in cui nonostante le apparenze non mancano i giudizi basati sui comportamenti e sull’abbigliamento (in una parola, sessisti) e sui mille pregiudizi che alla fine sono gli stessi ovunque. Un pretesto dicevamo, che grazie al suo talento, la bionda autrice sviluppa egregiamente nelle trame che pur se molto piene di personaggi, filano lisce e senza intoppi.



 

 

 

 
 
 
 

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