I favoriti della fortuna

83 avanti Cristo. L’intendente ha un messaggio urgente per Gneo Pompeo Magno, bisogna svegliarlo: intanto quella che viene svegliata bruscamente è la moglie di Pompeo, Antistia, come al solito trattata con maleducazione da tutto il personale, nell’indifferenza del marito, che non fa nulla per farla rispettare come la “domina” che in teoria è. Del resto, lui l’ha sposata per interesse e non per amore, si sa. E non un interesse economico, perché Pompeo, sebbene ventenne, all’epoca delle nozze era ricchissimo di famiglia, possedeva mezza Umbria e mezzo Piceno: ha sposato Antistia perché figlia sì di un senatore di basso rango, ma guarda caso giudice nella causa tra Pompeo e Cinna, una procedura minacciosa che il neosuocero ha prontamente disinnescato. Scosso da Antistia, Pompeo salta su dal letto, si infila una tunica e si precipita nell’atrium. Le notizie sono effettivamente importantissime: Silla è sbarcato a Brindisi, la guerra civile è cominciata. Pompeo non vuole ascoltare le perplessità del suo amico, il senatore Varrone: ha ormai deciso che si unirà alle forze di Silla portando in dote tre legioni di veterani. Il governo di Roma del resto secondo lui è illegale da più di tre anni: Cinna è stato console quattro volte, Carbone due, Marco Gratidiano praetor urbanus due volte, quasi metà del Senato è fuorilegge, Appio Claudio è stato esiliato con il suo imperium intatto, Fimbria scorrazza in Asia Minore facendo affari con re Mitridate… Gneo Pompeo inizia a preparare i bagagli con i suoi servi: malgrado le proteste, la moglie può solo assistere. Alla fine la donna infuriata lo affronta: Pompeo la deride, le ribadisce che l’ha sposata solo per cavarsela in tribunale, che la considera una “soluzione temporanea” e solo la prima moglie, non certo l’ultima e non a caso non ha mai eiaculato nel suo ventre, non vuole figli né intralci da parte sua. Se la cosa le sta bene, tanto meglio. Ma non si metta di mezzo, che lui ha Roma da conquistare e non può certo perdere tempo dietro alle lamentele di una donnicciola...

Nel terzo, tellurico volume della saga I signori di Roma si racconta l’ascesa – o meglio forse dire l’avvento – di una nuova generazione di leader romani che, in un momento storico di profonda crisi e rinnovamento, quando il gioco si fa duro e spietato, hanno il coraggio e il carisma per prendere in mano le redini del loro destino e piegare gli eventi alla loro volontà. Sono loro i “favoriti della fortuna” del titolo, uomini che il Fato sembra voler usare come suoi agenti, ricettacoli di un grande potere che li innalzerà fino al cielo ma poi inesorabilmente li farà precipitare. Lucio Cornelio Silla consuma la sua vendetta contro Mario e mette Roma a ferro e fuoco, sterminando i suoi avversari politici, Gneo Pompeo giustifica l’appellativo di “Magno” che si è attribuito da solo sbaragliando il ribelle Sertorio nella penisola ispanica e battendo il pugno sul tavolo a Roma. E poi c’è lui, Caio Giulio Cesare, colui che si dichiara discendente diretto di una dea, spregiudicato nella vita privata e sul campo di battaglia, eppure al tempo stesso razionale e calcolatore oltre ogni misura. In più di 800 pagine roboanti e sensuali non solo seguiamo le sorti di questi titani destinati ad allearsi e scontrarsi per il potere, ma siamo testimoni di grandi eventi storici, uno su tutti la sanguinosa rivolta di Spartaco. Colleen McCullough ha un modo di raccontare vivido ed emozionante, una sorta di feuilleton in cui violenza e romanticismo si fondono, dando vita a un irresistibile mix tra romanzo storico “di spade e battaglie” perfetto per il pubblico maschile e “romance in costume” perfetto per quello femminile.



 

 

 

 
 
 
 

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