I ferri del mestiere

Per imparare a scrivere (quasi) come Verga e Tolstoj un metodo utile è parodiarli. Non tentare di scalare le vette inarrivabili dei capolavori, ma, umilmente, ricalcarne lo stile: riscrivere, ritradurre, giocare con i ruoli, barare sulle ambientazioni spazio-temporali, familiarizzare con la difficile arte del dialogo. Potrebbe essere questa la prima lezione di un corso di creative writing. Perché il desiderio di diventare romanzieri, poeti, sceneggiatori di graphic novel spesso nasce dalla naturale passione per la lettura. La seconda puntata del corso è più pratica: cosa vuoi scrivere? Fantascienza? Gialli? Oppure hai in mente una storia di fantasmi e di eroi con poteri speciali? Vuoi mettere su carta i ricordi di guerra del bisnonno oppure ricreare un’epopea tutta tua, con popoli e territori da inventare? Per non disperdere la vocazione letteraria tutto è consentito. L’importante è procedere senza troppe illusioni verso la propria meta, ma con armi ben affilate: governare grammatica e sintassi, liberarsi dai cliché scolastici, danzare con disinvoltura fra dettaglio e astrazione. Si scopre così che male non fa conoscere un po’ di fisica per sviluppare una trama ambientata sulla Luna o in una casa stregata. E che, prima di aspirare al best seller, conviene attraversare tutti i generi, zigzagare nell’infinito mondo della parola scritta, divertirsi. E non escludere, infine, di continuare a essere soltanto lettori…

Per quanti non si sono arresi al richiamo dell’avventura editoriale, questo manuale sostituisce un vecchio consiglio: ruba con gli occhi. In questo vecchio adagio era sottinteso un avvertimento: lascia lavorare il maestro senza disturbarlo, ti è tuttavia concesso di osservarlo con dedizione. La trasmissione del sapere diventava quasi involontaria, non occorreva formalizzarla più di tanto. Il neofita, nei casi migliori, veniva premiato: dritte, correzioni, accorgimenti. A dispetto di tanti (troppi?) corsi di scrittura creativa nelle librerie, nelle aule universitarie, sul web e sui social, un buon manuale è ancora utilissimo, prezioso. Meglio se, appunto, “involontario”. Il materiale che correda le lezioni teoriche, infatti, è parte del mezzo secolo di lavoro culturale ed editoriale della coppia geniale della letteratura italiana, Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Gli esercizi svolti sono soprattutto racconti e brevi saggi del duo di autori, alcuni pubblicati sotto pseudonimo. Oltre a questi, curiosi e divertenti anche le schede di lettura, i risvolti, i ricordi e i giochi paraletterari che, con gentilezza e competenza, si prendono gioco della mitologica serietà dell’ambiente letterario. È stato pubblicato per la prima volta nel 2003, quindi postumo per Lucentini, scomparso l’anno prima. Il collega e amico racconta lo spirito del sodalizio: “Da cosa nasceva cosa, nel modo spicciolo, immediato, che ha la vita di spingerti avanti di giorno in giorno si può dire a tua insaputa. Niente di speciale”. E ringrazia il curatore, Domenico Scarpa, per aver dato ordine a un tesoro di insegnamenti involontariamente accumulati.



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