I figli del tempo

I figli del tempo

L’umanità è dispersa per il cosmo, esuli in fuga dal loro pianeta natale perché reso ormai inabitabile dalla distruttiva mano dell’uomo. Perfino i pianeti colonizzati e “terra formati” dall’uomo sono in declino e ormai quasi tutti abbandonati. Forse è giunto il momento di spingersi oltre l’istinto di salvaguardare la propria specie? È la convinzione della geniale dottoressa Avrana Kern: l’universo ha bisogno di nuove specie senzienti. L’esperimento è senza precedenti e ruota attorno a un virus di nuova concezione, capace di infettare le forme viventi e renderle capaci di evolvere verso una natura senziente. Ma è destino che l’oscurantismo, il lato oscuro della specie umana, prevalga nei momenti cruciali della storia. Un gruppo di terroristi ultra conservatori riesce a sabotare il progetto, la capsula contenente il virus viene distrutta durante la fase di atterraggio sul nuovo pianeta. Così, cinquemila anni dopo, ai pochi superstiti della razza umana non resta che colonizzare il pianeta oggetto dell’esperimento ormai abbandonato, peccato che il pianeta non sia privo di vita intelligente! Dopotutto, il progetto della dottoressa Kern non è stato fermato e il virus…

A dispetto del cognome, che in realtà si scrive Czajkowski (l’autore ha preferito modificarne l’ortografia per facilitare i lettori americani), Adrian è un autore britannico. Nato nel Lincolnshire e formatosi ai corsi di biologia e zoologia dell’università di Reading, ha sostenuto un lungo periodo di gavetta al ritmo di un romanzo l’anno fin dalla sua prima pubblicazione. Nel 2008, dopo quindici anni di tentativi, riesce a farsi pubblicare dalla Tor Books UK il primo romanzo di una lunga serie: Empire in Black and Gold. Nasce, così, una serie fantasy di notevole successo denominata Shadows of the Apt che lo porta a scalare nell’arco di dieci anni la china del successo. Pur cimentandosi per la prima volta nella sua carriera con la Fantascienza, dunque, Adrian arriva a scrivere questo corposo romanzo dopo aver affinato notevolmente le sue capacità narrative. Non a caso, infatti, l’opera gli vale il prestigioso Arthur C. Clarke Award come miglior romanzo britannico di Fantascienza per il 2016. Lo stile dell’autore risulta, in effetti, coinvolgente e ben calibrato. A dispetto di un inizio un po’ farraginoso, il lettore viene presto afferrato in una ragnatela di situazioni in cui i personaggi umani sono poco più che comprimari. Il punto di vista più interessante, in effetti, è quello degli “altri”, i non umani, gli alieni invertebrati. Ciò che fa di questo romanzo una lettura molto interessante, a tratti quasi geniale, è proprio la caratterizzazione dei personaggi alieni, il loro agire all’interno di canoni sociali che di umano hanno ben poco. Forse che Tchaikovsky ha messo a frutto le sue conoscenze zoologiche? Può darsi, ciò che conta è che nel suo romanzo sa trovare la chiave giusta per solleticare il piacere dei lettori. La società evoluta degli alieni invertebrati si trova a fronteggiare l’invasione di umani disperati, ormai all’ultima spiaggia. Da che parte sta la ragione? Chi sono i buoni e chi i cattivi? Ecco, in verità, tutti. Forse la chiave giusta sta proprio qui: tutti sono allo stesso tempo i buoni e i cattivi e, proprio per questo, nessuno merita l’estinzione.



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