I figli dell’Eden

I figli dell’Eden

La Terra è morta, definitivamente distrutta. L’Ecocrollo l’ha resa inabitabile per qualunque forma di vita. Non così la razza umana. L’umanità sopravvive rinchiusa in una nicchia tecnologica estremamente efficace e protettiva, sono le difese predisposte da Ecopanopticon, l’intelligenza artificiale che provvede a rimediare ai guasti perpetrati dall’uomo al suo stesso pianeta. Gli umani sopravvivono alla distruzione del loro pianeta, ma non senza sacrifici. Le risorse sono molto limitate, il regime di vita medio deve obbedire a regole ferre e inderogabili. Una di queste è il controllo delle nascite. I cittadini di Eden, una ridente cittadina che sorge sotto una cupola di nanoparticelle, non possono avere più di un figlio. Questo è il motivo per cui Rowan non esiste per lo stato e i vicini. Ma quanto può resistere una ragazza di sedici anni senza mai uscire di casa, nascondendosi se ci sono visite, giocando sottovoce con il fratello? Quanto può resistere senza provare il desiderio di esplorare il mondo là fuori?

Joseph Michael Graceffa più che un autore di romanzi è un esempio perfetto dei tempi attuali, una vera e propria icona della realtà che stiamo vivendo dalla fine del ventesimo secolo a oggi. La sua, infatti, non è affatto una carriera letteraria. Artisticamente, Graceffa nasce nel 2013 (a soli sedici anni) postando video su YouTube e ottenendo in breve tempo milioni di contatti web. La fortunata partecipazione, qualche anno più tardi, al reality The Amazing Race ne fa una vera e propria web star; Graceffa apre un suo canale web e comincia a produrre video di successo, vere e propri show a episodi finanziati attraverso il crowfunding e diffusi anche dal canale a pagamento YouTube Premium. Approda alla letteratura solo nel 2016, dopo due nomination al Teen Choice Award del 2014 e dopo aver vinto uno Streamy Award come “Best Male Actor in a Dramatic Web Series”. Il romanzo è il risultato dell’incontro con un altro fenomeno del nuovo millennio. Laura Lee Sullivan, infatti, è una scrittrice indie, cioè si pubblica da sé e promuove i suoi romanzi YA principalmente attraverso i canali web. Due personalità, insomma, non proprio al top delle preferenze dei lettori italiani tradizionali. Soprattutto, non proprio autori di provato spessore letterario. Il romanzo si distingue per uno stile scorrevole e piacevole, gli ingredienti ci sono tutti: intrecci di cuore, azione, qualche colpo di scena, tematiche ambientali e inquietudini adolescenziali. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole per una lettura tutto sommato piacevole e poco impegnativa. Niente spessore letterario, certo, ma un prodotto ben confezionato destinato a lettori poco abituati. Sì, perché questo è il segno del nuovo millennio: il disimpegno, la fuga consapevole dal reale a favore della costruzione di una realtà alternativa e più a misura. Il romanzo si rivolge, infatti, proprio ai lettori più giovani, anime che desiderano avere un ruolo nel cambiamento di questo nuovo millennio già proiettato verso un orizzonte indefinito, ma ancora saldamente piantato nel secolo scorso.



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