I figli dell’invasione

I figli dell’invasione
Midwich, Winshire, highlands scozzesi. Il signor e la signora Gaylord stanno ritornando a casa quando improvvisamente trovano la via d’accesso al villaggio sbarrata da una forza invisibile. Tutti coloro che entrano in paese infatti svengono in maniera inesorabile. Si pensa immediatamente a un attacco con il gas da parte di una potenza straniera e perciò viene mandato l’esercito in forze per fare chiarezza sull’accaduto. Dopo 24 ore il misterioso fenomeno cessa di colpo: da ulteriori analisi fotografiche si scopre presto che durante quella notte un misterioso oggetto argentato era presente nei paraggi. Passano alcuni mesi, e tutte le donne in età fertile del paese si scoprono in stato interessante: dai primi calcoli, tutto sembra ricondurre a quella fatidica notte come giorno del concepimento. Nove mesi dopo il giorno in questione nasceranno infatti trentuno bambini e trenta bambine; tutti con gli occhi dorati e la pelle bianchissima. Fin da subito questi Bambini - come vengono immediatamente ribattezzati - mostrano caratteristiche non umane, come capacità telepatiche formidabili in grado di controllare le menti altrui, uno sviluppo fisico e mentale accelerato e la capacità di agire tutti all’unisono, come un organismo coloniale. Gli abitanti di Midwich cominciano quindi a temere profondamente questa strana progenie, dati anche i numerosi fatti luttuosi che cominciano a verificarsi all’interno della cittadina. La paura e il controllo mentale esercitato dai ragazzini però sembrano non consentire alcun tipo di ribellione da parte degli abitanti di Midwich. Nel frattempo l’intelligenze militare scopre che casi analoghi si sono verificati in Canada, Australia, Siberia e Mongolia…  
I figli dell’invasione é un vero e proprio classico della fantascienza. Un caposaldo che ogni amante del genere dovrebbe conoscere e amare. Il titolo originale dell’opera è The Midwick Cuckoo, con un chiaro riferimento al cuculo, un uccello dai comportamenti tipicamente parassitari che solitamente depone le proprie uova in nidi di altri uccelli nella speranza che i “genitori adottivi” se ne prendano cura come se fossero loro. Questo é infatti esattamente quello che fanno le fantomatiche intelligenze aliene di questo romanzo con la propria progenie. Si tratta quindi di un’invasione quindi sottile, non convenzionale dove il nemico si confonde con la normalità. Wyndham fa quindi sfoggio di tutta la sua ironia e abilità per raccontare questa vicenda fino alla sua tragica conclusione con una normalità e una linearità assoluta, nonostante i temi trattati. A differenza delle altre opere dello scrittore quindi, non ci troviamo di fronte a catastrofi apocalittiche bensì a una minaccia ancora più difficile da combattere, sconfiggere e comprendere. Questo romanzo nasconde tra le righe anche numerosi quesiti esistenziali e filosofici che lo scrittore vuole porre ai suoi lettori, così come visioni del futuro che in molti casi si sono trasformate in realtà al giorno d’oggi. Quei giovani che nel romanzo agiscono e pensano tutti all’unisono rappresentando un problema per la società non sono forse  una rappresentazione ante litteram dei contestatori dei primi anni Settanta, visti dalle vecchie generazioni proprio come degli alieni? E che dire dei timori dell’autore per l’eccessiva spersonalizzazione delle forze armate in favore di una bieca tecnologia “Tutti questi scienziati chiusi nei loro laboratori rovinano il mestiere a noi soldati. Fra poco il servizio militare sarà monopolio di veggenti e specialisti elettronici” o dell’invadenza dei mass media “La nostra vita privata sarebbe stata devastata nella più gelosa intimità e le nostre suscettibilità offese dalle tre Furie moderne: la terribile sorellanza della parola stampata, della parola registrata e dell’immagine”? Domande a cui certamente solo un visionario può dare delle risposte. Lo scrittore John Wyndham, pseudonimo di John Beynon Harris, è un autentico maestro del genere, famoso anche per il suo Giorno dei Trifidi del 1951. Lo scrittore inglese ha avuto una risonanza mondiale anche grazie alla trasposizione delle proprie opere sul grande schermo. Dalle pagine de I figli dell’invasione sono nati addirittura due film ovvero Il villaggio dei dannati di Wolf Rilla del 1961 e il rifacimento del 1995 a opera di John Carpenter. 

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