I fiori di Hong Kong

I fiori di Hong Kong
Giorgio Sarli vive a Hong Kong, dove lavora per una banca italiana. Ha appena passato la notte con una giovane prostituta, che dorme ancora nel suo letto. Giorgio si alza, accende il computer ed entra in Rete. “La solita ronda” che gli consente di restare in contatto con il resto del mondo. D’improvviso qualcuno fa irruzione in casa e spara alla ragazza sul letto, poi, con altrettanta implacabile freddezza, anche Giorgio è colpito a morte. Sarà Vittorio, il fratello maggiore avvertito dall’ambasciata, a partire da Roma e a mettersi in viaggio per riportare a casa il corpo di Giorgio. Una tragica fatalità, questa è la tesi della polizia. Il giovane italiano si è trovato coinvolto in un regolamento di conti. Era la prostituta a dover essere uccisa, Giorgio, l’allegro e giovale italiano affamato di vita, è innocente. Allora perché, giorno dopo giorno, questa tesi appare a Vittorio sempre più incongrua? Entrando così brutalmente nella vita del fratello, osservando il suo appartamento, le sue cose, Vittorio comincia a scorgere piccoli segnali, indizi inquietanti che lo costringono a guardare il fratello in modo diverso da come lo ha sempre pensato. Chi è, ad esempio, Julia Doni, l’affascinante collaboratrice di una rivista ambientalista con la quale Giorgio flirtava? E, soprattutto, quando Lin May, la giovane fotografa della rivista, viene ritrovata morta dopo aver subito atroci violenze, Vittorio non può fare a meno di chiedersi se la morte del fratello e della ragazza siano in qualche modo collegate. Perfino l’ispettore Leung, ligio funzionario appassionato di musica operistica, sembra pian piano perdere il tradizionale riserbo degli orientali e cominciare, fra mille pressioni e pericoli, ad avvalorare la tesi Vittorio alla ricerca della verità…
Paola Rondini, qui alla sua seconda prova dopo il successo di Miniature - tradotto in Spagna e Germania - costruisce ancora una volta un congegno narrativo dagli ingranaggi perfetti. La sua abilità, oltre all’ingegnosità del plot, sta nel calare il lettore nella stessa nebbia che avvolge il protagonista del romanzo, un italiano stordito dal dolore per la morte del fratello, catapultato da un giorno all’altro in una realtà geograficamente e culturalmente distante come quella cinese. Che farei io al suo posto? Questo è il legame empatico che unisce il lettore alle sorti di Vittorio Sarli, un uomo che deve riconsiderare i suoi affetti più cari; un uomo che, nel clima allucinato, umido e spossante di una Hong Kong magistralmente fotografata, incontrerà pericoli, brucianti delusioni, ma, forse, anche la possibilità di dare un senso nuovo alla sua vita. Già nel primo romanzo avevamo notato come Paola Rondini si allontani da quegli elementi che maggiormente caratterizzano il thriller e il noir italiano. Le sue storie sono costruite come un domino, un meccanismo ad incastri che porta personaggi ed eventi a spostarsi in ogni angolo del mondo. Scordatevi, dunque, la pigra provincia italiana di certi romanzi nostrani, Paola Rondini è molto più vicina ad autori internazionali come John Le Carrè. La velocità della scrittura, le descrizioni accurate, la rapidità delle scene e i dialoghi secchi ed efficaci, oltre a farci apprezzare l’aspetto avventuroso de I fiori di Hong Kong, ci consentono anche di riflettere su un tema attualissimo: il rapporto oriente occidente e, in particolare, il ruolo della Cina nell’economia europea, perfettamente reso dall’immagine di copertina: “Un bambino scalzo, con addosso una maglietta Nike di uno più grande di lui, gioca con il mouse rotto di un computer; dietro di sé una collinetta di tastiere, lettere già premute, invii già espletati, fili ciondolanti come code inermi di cadaveri postmoderni”.

Leggi l'intervista a Paola Rondini

 

 

 
 
 
 
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