I fiumi di porpora

I fiumi di porpora

Pierre Niémans avrebbe voluto arruolarsi nell’esercito e fare l’ufficiale. Quando è stato riformato per il suo irrazionale, irresistibile terrore dei cani non l’ha presa bene, ma ha capito. Le sue angosce erano talmente palesi che lo avevano tradito, strappandogli la sua ambizione più profonda. Ma di ritirarsi non se ne parlava nemmeno: Niémans ha raddoppiato gli sforzi, si è sottoposto a un allenamento fisico massacrante, è diventato duro e spietato. Ha scelto di consacrare tutto se stesso a un altro tipo di guerra, quella della strada. È entrato in polizia. Di più, è diventato un poliziotto senza eguali: tenace, violento, ombroso. Nelle Brigate di Ricerca e d’Intervento (BRI) ha scalato grado su grado, poi la BRB, il RAID. È infine diventato un mito. Una figura leggendaria, un cacciatore di assassini. La sera della finale di Coppa delle Coppe tra Arsenal e Saragozza, al Parco dei Principi di Parigi, al comando della terza e quarta squadra della Compagnia Repubblicana di Sicurezza, Niémans intuisce che quelli che ha davanti agli occhi non sono semplici scontri tra hooligans: il calcio è un pretesto, forse una copertura, c’è un brutale regolamento di conti in atto. Il poliziotto non riesce a evitare l’omicidio di un uomo a colpi di machete ma dopo un vorticoso inseguimento blocca l’assassino e lo massacra di botte, mandandolo in ospedale con fratture facciali multiple. Questo è Niémans: un mastino senza pietà. Ed è forse quello che ci vuole per risolvere il caso di un omicidio misterioso appena scoperto a Guernon, una cittadina nell’Isère, vicino Grenoble. Là tra le montagne si trova una università esclusiva, in cui studiano i figli dell’élite sociale della regione da generazioni, una comunità chiusa che è stata sconvolta dalla scoperta del cadavere di un mite bibliotecario di facoltà con l’hobby del trekking. Nudo, con terribili segni di tortura, incastrato in posizione fetale in una fenditura nella roccia a quindici metri d’altezza…

Un coriaceo commissario parigino caccia con ferocia (e con il savoir faire di un elefante in una cristalleria) i responsabili di un omicidio rituale, mentre a centinaia di chilometri di distanza il giovane poliziotto Karim Abdouf, spaccone da banlieue, indaga sulla profanazione della tomba di un bambino e l’effrazione di una scuola. Due casi e due poliziotti che apparentemente non hanno nulla in comune e che invece convergeranno su una traccia che conduce ad un folle programma di selezione genetica. Ecco il canovaccio di questo memorabile thriller datato 1997 e diventato un film nel 2000 per la regia di Mathieu Kassovitz e l’interpretazione di Jean Reno e Vincent Cassel. Ritmo maestoso, atmosfera imbattibile, gioco di contrasti tra i due protagonisti un po’ gigionesco ma assai godibile: il romanzo-manifesto di Jean-Christophe Grangé, quello che gli ha dato fama e ricchezza, è un vero classico europeo il cui fascino non è scalfito nemmeno dal finale forse un po’ troppo affrettato. Imprescindibile.



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