I formidabili Frank

I formidabili Frank
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Michael ha l’abitudine di aspettare alla finestra della sala da pranzo. Aspetta sia di pomeriggio che il sabato mattina. Quello che aspetta è di veder arrivare a Greenvalley Road la Buick Riviera della zia, perché è quando la macchina appare fermandosi in mezzo al vialetto e suonando il clacson che per Michael inizia l’avventura. Uscire insieme a zia Hankie è la cosa che preferisce fare: adora ascoltarla parlare di arte, letteratura, cinema, insomma di tutte le cose che anche lui ha imparato ad amare. Ascoltare la zia e darle una risposta giusta gli dà l’impressione di essere intelligente, di poter ambire, un giorno, ad essere brillante esattamente come lei. Con la zia Hankie, che è allo stesso tempo la moglie dello zio materno e la sorella di suo padre, Michael ha un rapporto speciale, un’affinità elettiva che li porta a stare spesso insieme come due amici di vecchia data, nonostante la differenza d’età. Così, tra discussioni filosofico-letterarie ed escursioni nei negozi di antiquariato, un mondo fatto di bellezza ed eccentricità si insinua nella sua vita rendendolo diverso da tutti i suoi coetanei e perfino dai suoi fratellini…

Come si può crescere, diventare un adulto consapevole quando la tua intera infanzia è stata influenzata da una personalità carismatica e ingombrante? È quello che ci si chiede leggendo I formidabili Frank. Conosciamo Michael Frank, l’autore, quando è un pre-adolescente, il preferito di tre fratelli di una zia che si autoproclama sua pigmalione al femminile. Il ritratto della zia, Harriet Frank Jr – Hankie ‒ una sceneggiatrice di Hollywood, è a tratti impietoso anche se totalmente fedele alla realtà. Da questo libro, scritto in prima persona, capiamo quanto è stato complicato e affascinante allo stesso tempo crescere con questo “personaggio” che a sua volta cresceva e cambiava, inevitabile lo scontro con il nostro narratore catturato nel periodo delle pre- e adolescenza. Il rapporto delicato che si instaura non è solo quello tra zia e nipote, ma è anche quello tra la zia e la realtà che la circonda, realtà di cui vuole essere lei stessa narratrice. Una realtà che molto spesso, in questo modo, diventa opprimente per chi la circonda, come lo zio che si crea il suo spazio in una piccola stanza dove raccoglie tutte le sue cose e che gli è indispensabile per mantenere una sua individualità. Attorno alla zia c’è poi tutto il mondo famigliare di Michael che impariamo a conoscere proprio in rapporto alla relazione con Hankie. Ci sono le due nonne, Huffy e Sylvia, che insegnano all’autore che l’amore di una nonna per un nipote può avere diverse forme, può essere autoritario ma anche dolce e affettuoso. Questo libro è un memoir ma appare anche una sorta di romanzo di formazione che l’autore ha voluto scrivere per poter fare pace con il proprio passato, per capirlo e interpretarlo da un punto di vista lontano, come se ci volesse dire: io sono cresciuto anche grazie agli insegnamenti di Hankie da cui però mi sono allontanato per diventare quello che sono e quindi non una sua copia al maschile, ma il vero Michael Frank.



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