I giorni del terrore

I giorni del terrore

Il 21 gennaio 1793 la testa di Luigi XVI è caduta sotto la ghigliottina. Ora, a sei mesi di distanza, pur avendo raggiunto il suo apice, la Rivoluzione appare già agonizzante. L’atteggiamento di quelli che furono gli eroi della sollevazione popolare contro la monarchia generano diffidenza, malcontento, irritazione quando non aperta ostilità da parte della popolazione ancora in preda alla fame. Il primo a rendersene conto è lo stesso Claude Duplessis nel momento in cui confessa alla figlia Lucile che d’ora in avanti chiunque avesse voluto fare una rivoluzione si sarebbe rivoltato contro il marito Camille Desmoulins, segretario del ministero della Giustizia diretto da Geroges J. Danton e fervente repressore dei presunti controrivoluzionari. Danton, che era l’uomo più influente del Comitato di Salute Pubblica, è alle prese con il dilemma se cessare le ostilità militari contro gli eserciti stranieri per concentrare le energie sul fronte interno e viene accusato perfino dalla consorte Gabrielle di non essere mai stato un convinto rivoluzionario. La giovane Carlotta Corday a luglio aveva ucciso Jean-Paul Marat, l’amico del popolo, convinta di aver reso un servizio al Paese. Pur essendo a sua volta indeciso come i suoi ex-compagni di lotta, Maximilien Robespierre decide di rompere gli indugi e di instaurare un regime del terrore, portando sul patibolo tra gli altri lo stesso Danton e Desmoulins…

Una delle ragioni per cui il romanzo storico non ha perso attraverso gli anni il suo grande fascino sta anche nel proporsi di autori che, ai rigori di una dotta ricostruzione degli eventi, preferiscono il piacere di una tessitura narrativa capace di coinvolgere appassionatamente il lettore. A questa categoria appartiene Hilary Mantel, scrittrice e critica letteraria britannica, vincitrice del Booker Prize nel 2009 con il romanzo Wolf Hall e ancora nel 2012 con Anna Bolena, una questione di famiglia, prima donna ad aver conquistato due volte la prestigiosa onorificenza. Anche nell’ultima parte della sua trilogia dedicata alla Rivoluzione francese, un fluviale volume di oltre cinquecento pagine dense di eventi, ci offre una scrittura di un’intensità altrettanto densa in cui la misura pregnante dell’autrice si carica di una peculiarità profonda rispecchiata nel cuore e nella mente dei personaggi. Nel mettere in campo una documentazione approfondita e dettagliata sulla vita e l’atmosfera dell’epoca fino nei suoi fenomeni più marginali, la Mantel ci consegna il fascino di un romanzo che ci sentiamo vivamente di raccomandare al lettore come fonte di curiosità e piacere.

 

 


 

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