I giorni della follia

I giorni della follia

Nel 1996, Amanda, una giovane ragazza di città, arriva a Salt Lake per trascorrere le vacanze estive con i genitori e la sorellina. Appena arrivata alla grande villa presa in affitto da suo padre, sul vialetto principale inciampa su una delle pietre del giardino e trova un misterioso foglio. Su una carta antica c’è scritto il suo nome, il suo cognome e la data di arrivo. Dietro al foglio c’è un asterisco a nove punte perfettamente disegnato a mano. La ragazza ‒ turbata e impensierita ‒ ripone il foglietto in tasca e decide di non farne parola alla sua famiglia per non preoccuparli. Tempo dopo, nella vecchia rimessa della villa, la madre di Amanda e sua sorella trovano lo stesso asterisco disegnato come una sorta di gigantografia su una delle pareti. A questo punto la ragazza è davvero spaventata, ma non sa che è solo l’inizio di un lungo incubo. Dopo qualche giorno, infatti, Amanda sparisce e di lei non si ha più traccia nonostante le accanite ricerche della sua famiglia e del giovane ragazzo di Salt Lake innamoratosi perdutamente di lei dopo averla incontrata nell’enoteca di suo zio. Nei diciassette anni che seguono la scomparsa di Amanda, donne di ogni età, razza e località nel mondo scompaiono con le stesse modalità: tutte hanno trovato un biglietto con il loro nome e una data rappresentativa e di loro non si sa più nulla. Nessuno pare vedere un collegamento tra i casi e nessuno comprende chi ci sia davvero dietro a tutte queste sparizioni. Fino a che a distanza, appunto, di diciassette anni nel centro di Boston viene fermato un giovane uomo che vaga per strada completamente nudo e con in mano la testa di una donna barbaramente decapitata. È lui la chiave di tutto? È lui che potrà spiegare tutta la follia che ha portato alla sparizione di Amanda e di tante altre giovani donne nel mondo?

Fatus est scriptum. Il destino è scritto. È questo l’unico filo conduttore del libro di Javier Castillo, che si muove tra passato e presente su piani che si intersecano e volti che si sovrappongono, storie parallele e l’amore che cerca di prevalere su tutto senza riuscirci, perché il fato e la follia sono più forti anche dei sentimenti più puri. Le vittime sono inconsapevoli. Muoiono e soccombono senza capire neppure perché stanno morendo e chi è la persona che le strappa via dalle loro vite, dalle loro famiglie, dal loro mondo. Tutte loro devono sacrificarsi affinché un padre possa riabbracciare sua figlia e affinché si compia il piano criminale, pazzesco e visionario di una setta di invasati violenti guidati a loro volta da una pazza allucinata e depressa. I giorni della follia non è un semplice thriller, è un viaggio nella psicologia più deviata dell’animo umano dove il bene e il male sono la stessa cosa e vivere e morire coincidono inesorabilmente. Castillo è molto bravo nella costruzione dei personaggi che restano il vero punto di forza dell’intero lavoro letterario. Dai protagonisti alle personalità minori tutti hanno un alone di fascino conturbante, qualche caratteristica che li fa amare dai lettori e anche i cattivi sono sempre meravigliosamente malvagi. Anche l’idea di fondo del romanzo non è male. Il passato, il presente, le sparizioni, i nuovi omicidi. Ciò che proprio non convince è lo stile e il linguaggio di Castillo, troppo semplicistici entrambi per una trama così ambiziosa e a volte addirittura sbrigativi. Come sbrigativo appare, in conclusione, il finale. Già visto, già letto, già utilizzato in più e più gialli. Peccato, perché la storia rimane valida.



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