I giorni della nepente

I giorni della nepente

Il Profeta parla a voce alta. Lo conoscono tutti nel paese. Sanno chi è. A volte lo ascoltano, più spesso lo ignorano, i turisti incuriositi scattano qualche foto, poi tutti continuano a seguire la traiettoria della propria vita. Seduto al bar il ragazzo ascolta il profeta distrattamente: sta raccontando una storia strana, intricata, che ha a che fare con una vendetta. Non gli bada tanto. Sta aspettando Giulia. Le ha dato un bacio qualche giorno prima. Ora vuole solo rivederla. Eppure, le cose non vanno mai esattamente come ci si immagina che debbano andare. Settembre è un mese strano, crudele (mutuando un celebre verso), un mese di cambiamenti e transizioni. Il paese diventerà il centro nevralgico di una storia tanto più torbida e morbosa quanto più famosa ovunque…

Esordio letterario di Matteo Pascoletti, I giorni della nepente è davvero una sorpresa. Si comincia a leggerlo con curiosità, poi... rischi di passarci la notte perché vuoi davvero sapere come va a finire. Magistralmente costruito su più piani – le voci dei protagonisti – che poi coralmente confluiranno in una storia sola, il romanzo ha un ritmo incalzante, vertiginoso, che non lascia tempo di respirare. Tutti i protagonisti precipitano inesorabilmente verso il loro destino. Attorno a loro i media si scatenano. I social, le testate giornalistiche, radio e tv, tutti a commentare una terribile tragedia, tutti a cannibalizzare i protagonisti, a divorare emozioni. Pascoletti riesce a ritratte uno spaccato realistico della nostra società: duro, freddo, tremendo. La gogna mediatica che viene riservata a chiunque diventi un protagonista della cronaca è sapientemente riprodotta. Il romanzo è davvero un’esperienza poliedrica che il lettore attento non deve perdere.



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