I guardiani del destino e altri racconti

I guardiani del destino e altri racconti

Un solerte Impiegato all'alba va a fare visita a un cane che ronfa nella sua cuccia, nel pratino immacolato di una villetta di una cittadina americana degli anni '50. Il settore T137, a suo dire, sarà “rettificato” alle 9 di quella mattina, e l'ufficio in cui lavora il padrone di casa è situato proprio in quel settore. Quindi è di vitale importanza che alle 9 lui sia puntuale al posto di lavoro: compito del cane è farlo uscire di casa alle 8.15 esatte, non un minuto di più. Il cane rassicura l'Impiegato, invece poi combina un pasticcio e l'uomo arriva in ufficio troppo tardi, quando il processo di “rettifica” è già avviato, e squadre di intervento stanno incenerendo cose e persone per poi sostituirle. Sconvolto, l'uomo cerca di raccontare alla moglie ciò che ha visto... Un laido e ciarliero commesso viaggiatore arriva nel paesino di Walnut Creek e comincia a fare un sacco di domande, condendole con racconti a tinte forti delle catture di mutanti qua e là negli Stati Uniti: donne con otto seni, uomini con occhi giganteschi per vedere di notte, e così via. La sua curiosità insospettisce i paesani, che lo scacciano in malo modo, ma un ragazzino si lascia sfuggire una mezza frase sulla fattoria dei Johnson. È lì, guarda caso, che lo sgradevole ometto si reca subito dopo, fingendo di essersi perso mentre cercava un terreno da lui appena acquistato. Tra i Johnson si diffonde il panico: proprio quella mattina, come se fiutasse il pericolo, il figlio mutante del fattore, un colosso color oro che non dice una parola e sembra una statua greca, si è nascosto nel bosco... La Terra è ormai da tempo in guerra contro un aggressivo popolo alieno originario del sistema di Alpha Centauri: in un primo momento le veloci astronavi ad ago degli extraterrestri avevano avuto facilmente la meglio dei massicci e lenti incrociatori spaziali terrestri, ma poi i Laboratori Westinghouse hanno messo a punto una impenetrabile bolla difensiva attorno al nostro pianeta che ha portato a un sostanziale stallo. Spence Olham è uno dei tanti tecnici al lavoro tutti i giorni per creare un'arma che consenta agli umani di spostare l'equilibrio della guerra a loro favore, ma – stanco e disincantato – vorrebbe prendersi una bella vacanza. Peccato che una mattina, recandosi in ufficio, Olham riceva una notizia sconvolgente: l'esercito è convinto che lui sia un robot di fabbricazione aliena contenente una letale bomba, identico in tutto e per tutto al tecnico che ha ucciso e sostituito, talmente uguale da credere di essere lui. Olham è convinto di non essere un impostore, ma non sa come provarlo prima di essere terminato...

In occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche italiane de “I Guardiani del destino” di George Nolfi con Matt Damon ed Emily Blunt, la Fanucci pubblica un'antologia che raccoglie sette tra i più bei racconti di Philip K. Dick, accomunati dall'aver ispirato altrettanti film, anche se probabilmente solo nel caso di “Atto di forza” (1990) di Paul Verhoeven e “Minority report” (2002) di Steven Spielberg siamo in presenza di riduzioni cinematografiche all'altezza del modello letterario. Ma questa è un'altra storia. Limitandoci – per modo di dire – al cartaceo, le storie presentate sono senza eccezioni geniali, fulminanti, paranoia pura distillata da un talento narrativo che trascende gusti e stili e riesce a prendere il lettore alla gola senza mollarlo un attimo anche dopo più di mezzo secolo. Perché la fantascienza di Dick non invecchia mai? Perché probabilmente è solo un pretesto, un mezzo di straniamento o decontestualizzazione, un catalizzatore, una formula magica. O comunque perché le angosce che tormentano i protagonisti di questi racconti (l'identità, la memoria, le bugie, la realtà, la percezione) sono talmente dolorose e profonde che subito le sentiamo nostre, mentre il plot ci trasporta in società logorate da guerre infami, quadretti idilliaci manutenuti da autorità quasi divine, stati di polizia nei quali vengono punite persino le intenzioni di reato. Un libro da regalare agli amici per cambiare loro la vita. Altro che manuali di self help.



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