I guardiani del giorno

I guardiani del giorno

Mosca. Natascia si ferma titubante davanti al portone di un caseggiato vecchio e fatiscente. È quasi pentita di essersi fatta trascinare da false speranze: cosa le è passato per la testa? Se avesse voluto ottenere una soluzione definitiva ai propri problemi coniugali e far tornare a casa per sempre il marito fedifrago, avrebbe dovuto rivolgersi ad un centro serio, veggenti professionisti con tanto di diploma internazionale. E invece se ne sta lì, imbambolata davanti a quel portone che non promette nulla di buono, così come la porta dell’appartamento della maga con la quale ha un appuntamento: “d’epoca sovietica, squallida, in similpelle, con cifre sbilenche in alluminio inchiodate sopra”. La vecchia che le apre la porta sembra tutto fuorché una persona affidabile alla quale confidare i propri sentimenti: gonfia, con i capelli spenti e sporchi e le unghie dallo smalto vistoso ma sfaldato, la vestaglia logora e le ciabatte larghe, la fissa dall’altra parte della soglia e la invita ad entrare con un sorriso mellifluo. “Che idiota sono stata”, pensa Natascia mentre si introduce nell’appartamento fino alla cucina della maga: “il mondo era tutta una fregatura, pensata da furbi imbecilli. E le persone intelligenti, chissà perché, soccombevano”. Anche lei – abitualmente una persona razionale – non riesce a resistere alla malìa della vecchia e al desiderio di riappropriarsi con qualsiasi mezzo della propria esistenza e della fetta di felicità che le spetta; anche se questo significa scendere a patti con la propria morale, anche se il prezzo da pagare è la vita di un’altra persona...

Secondo volume della saga fantasy che è diventata in poco tempo di culto fra i giovani lettori contemporanei (e non solo russi), I guardiani del giorno, pur avendo la stessa ambientazione del primo episodio, offre stavolta il punto di vista delle forze oscure. Identica la struttura narrativa, suddivisa in tre storie “stand alone” che si ricongiungono in un finale corale; identico lo stile che, fondendo abilmente l’urban fantasy all’horror al noir, riscatta il tema di fondo – forse non proprio originale – del romanzo (l’ormai battutissimo sentiero dell’eterna lotta tra Bene e Male) e rende la lettura piacevole ed avvincente, a dimostrazione del fatto che esistono ancora fantasy di qualità. Luk’Janenko offre il suo punto di vista particolare e malinconico su un mondo stanco e decadente – specchio della Russia contemporanea – in cui nulla è certo, nulla è definito, neanche la contrapposizione tra la Luce e l’Oscurità. I protagonisti, spesso tristi e pessimisti, si muovono in una realtà dai confini sfumati, in cui non ci si può fidare nemmeno dei propri compagni, in cui persino la maga Alisa – che non esita a nutrirsi degli incubi dei bambini pur di riacquistare le proprie forze – finisce per innamorarsi. E in questa mancanza di certezze anche la morale pare non avere contorni nitidi; come i protagonisti dei romanzi di Joe Abercrombie, i personaggi di Luk’Janenko sono eroi per puro caso: uomini crudeli e senza scrupoli sono capaci di azioni di una bontà sorprendente così come i fautori della Luce cedono talvolta ai più biechi istinti. Perché “il bene comune e il bene concreto raramente vanno assieme”.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER