I Malcontenti

I Malcontenti
“Poteva scegliere, non so, tra i giochi elettronici, la settimana enigmistica, il cinema (diventare un cinefilo), l’animalismo, il vegetarianesimo, il fruttarianesimo, la letteratura noir, il sudamerica, la musica house, il calcio, il calcio a cinque, il calcio a sette, il rugby, la pallavolo, la pallacanestro, il nuoto, il fondo, lo sci di fondo, il pugilato, la ginnastica ritmica, il cinese, l’India, medici senza frontiere, giochi senza frontiere, reporter senza frontiere, i giochi di ruolo, il cantautorato, i Caraibi, i telefilm, la Russia sovietica, il fordismo, il postfordismo, l’autonomia, la poligamia, l’anarchia, il nichilismo, la religione cattolica, Lourdes, la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, l’isola d’Elba, Napoleone, Metternich, la cucina pugliese, i trulli, i vini pregiati (barricati e non barricati), l’aceto di vino, l’aceto balsamico, l’alimentazione, la puericultura, la bibliotecomia, la radiofonia, la polifonia, la musica lirica, la meteorologia, la politica, i porti di mare, le stazioni ferroviarie, le materie infiammabili, le materie esplosive, le cave, i cercatori d’oro o le miniere. Ecco, lui, aveva scelto il teletrasporto”. Lui è Giovanni (detto Nino), sta con Nina (e basta). Due ragazzi, poco meno che trentenni, freschi di università, che provano a muovere i primi passi nel mondo, quello vero, ci provano cercando di non far saltare per aria la loro relazione. A testimoniare la loro frana, c'è il loro vicino di casa che, a un certo punto, si è pure convinto che avessero bisogni di lui, ed ha cominciato a recitare la parte di quello che aveva gli strumenti e la voglia e i mezzi per aiutarli a venir fuori da... Dall'acquisto di un frigo? O dalla riparazione di una bicicletta? O dall'organizzazione di un festival dei Malcontenti? Un testimone di come questo tentativo di stare al mondo alla fine salta, quando i due si mettono a lavorare insieme a un festival dei Malcontenti...
"Non capisci che ci ucciderà/ Questo nostro esistere a metà/ Che la casa ha i rubinetti da cambiare/ Eppure un tempo ridevi/ E mostrando il cielo/ Mi disegnavi illusioni e possibilità": La Cometa di Halley di Irene Grandi - splendido testo scritto con Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle - con i suoi rubinetti da cambiare potrebbe essere la giusta colonna sonora de I Malcontenti, una storia d'amore che finisce raccontata dal vicino di casa attraverso dettagli insignificanti, rumori di sottofondo. Paolo Nori ancora una volta torna a stupirci con una narrazione (più matura) di fatti sì, ma non salienti: i suoi fatti, le sue sfumature, il suo personale e delicato punto di vista, con uno stile che sembra raccontare parlato e pensato assieme. Se Zavattini consigliava agli sceneggiatori di prendere l'autobus per raccontare una storia, Nori ha fatto sua la lezione dal maestro. Leggendo si ha la stessa piacevole sensazione di avere un cantastorie a propria disposizione; ti accompagna, poi, una piacevole sensazione di straniamento rispetto a quei fatti e assieme di appartenenza alla “generazione viva e irrisolta” cantata dall'autore. Un buon antidoto letterario per guardare la stessa generazione che può aver raccontato, banalmente, un Gabriele Muccino qualsiasi, attraverso i suoi film (grazie Nori, per avermi permesso di concedermi di parlare - male - di Muccino), raccontata però senza alcun giudizio, senza nessun compiacimento per le sue tante debolezze, ma solo per il gusto di averla testimoniata. Dimenticavo: la bambina di quattro anni, suppongo la stessa della copertina, è meravigliosa. Leggetene di Nori, senza precauzione alcuna.

Leggi l'intervista a Paolo Nori

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER