I manoscritti di Nag Hammadi

1945. Nei dintorni del villaggio di Nag Hammadi, in Egitto, un tale sta cercando il sabakh, un fertilizzante naturale simile al letame, in una zona ricca di grotte. Casualmente si imbatte in un orcio di terracotta risalente alla metà del IV secolo dopo Cristo, miracolosamente integro. L’orcio contiene dodici codici in papiro rilegati in cuoio (più otto pagine sciolte di un tredicesimo testo) vergati in copto da monaci amanuensi. L’uomo – dopo una serie di avventure macabre più simili a leggende che a cronache - porta i testi al Cairo e li vende. Dal 1956 sono tutti riuniti al Museo Copto della capitale egiziana. Cosa hanno di straordinario questi testi? Prima di tutto sono integri, cosa molto rara. Ma non è solo il loro valore storico ad aver attirato l’attenzione del mondo: si tratta infatti di un corpus di “scritture” utilizzato dalla setta cristiana degli gnostici (probabilmente accanto al Vecchio e Nuovo Testamento). Come vanno interpretati questi testi? Qual era il loro senso teologico? E chi erano gli gnostici? Qual è la loro eredità oggi?
“Mettiamo il caso che (…) abbiate sentito parlare dello gnosticismo, o magari di Nag Hammadi, in un documentario televisivo (…). La curiosità vi porta nella vostra libreria preferita, dove (…) confidate di trovare (…) gli insegnamenti segreti di Gesù, i libri che non ce l’hanno fatta a entrare nella Bibbia. In fretta acquistate il libro, lo portate a casa, lo aprite, iniziate a leggerlo e… ben presto interrompete la lettura, rendendovi conto che perfino il testo più accessibile (di quelli di Nag Hammadi, ndr), probabilmente il Vangelo di Tommaso, non dice (…) cose molto sensate”. O comunque non dice quello che vi aspettate, ma è solo una raccolta di preghiere e frasi dal senso oscuro. Brutta sorpresa. Per fortuna invece il saggio di Nicola Denzey Lewis, giovane studiosa di religioni antiche e visiting associate professor presso la Brown University di Providence, rappresenterà davvero una bella sorpresa per chi guarda con attenzione a quel sistema filosofico-religioso-estetico che – con un neologismo un po’ forzato – oggi chiamiamo “gnosticismo”. Non si tratta, vivaddio, dell’ennesima traduzione – più o meno fantasiosa – degli scritti rinvenuti a Nag Hammadi (alcuni sono direttamente omessi dalla trattazione) o di qualche rimasticatura “meta-eretica” di questa o quella opera gnostica a beneficio del grande pubblico generalista: è piuttosto un manuale di approfondimento critico diviso soprattutto per temi (con bibliografia dedicata in appendice a ogni capitolo, note, rimandi, qualche illustrazione) che parte dall’analisi puntuale dei codici per sviscerare temi storici, teologici, linguistici ed esoterici. Una sintesi estremamente felice tra divulgazione e rigore scientifico che è davvero un piacere leggere malgrado la complessità del tema. Una grafica di copertina diversa avrebbe però forse valorizzato più e meglio un saggio che è davvero di eccellente livello.


 

 

 

 
 
 
 
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