I martiri massoni delle Fosse Ardeatine

I martiri massoni delle Fosse Ardeatine

La Resistenza è il fondamento della nostra repubblica, l’espressione della libertà contro l’oppressione della dittatura, è un crogiuolo di valori democratici che sono alla base della Costituzione e dello Stato. Contestata, discussa, mitizzata, la Resistenza è un movimento organizzato dalla popolazione civile che si rende protagonista di azioni di contrasto violento e non diretto, dopo l’armistizio firmato con gli Alleati l’8 settembre del 1943, nel corso della Seconda guerra mondiale, contro i nazisti occupanti e contro i fascisti. In questo contesto sono le più varie componenti della società civile ad agire assieme, operai, artigiani, militari, professionisti, studenti, religiosi e membri delle varie culture, confessionali e laiche. Tra i laici senza dubbio si segnalano anche i massoni. Nel corso del 1943 la massoneria in Italia vive una situazione decisamente peculiare: dall’inizio del Novecento esistono infatti nel Paese ben due organizzazioni massoniche, il GOI, ossia il Grande Oriente d’Italia, che ha sede a Palazzo Giustiniani, a Roma, in via della Dogana Vecchia, in pieno centro storico, e la SGLDI, ossia Serenissima Gran Loggia d’Italia, in piazza del Gesù, laddove poi si installerà il quartier generale della Democrazia Cristiana. Il fascismo si serve delle organizzazioni per salire al potere ma poi le mette in condizione di non operare più a partire dal 1925. Sciolte le logge, restano però i massoni, per lo più antifascisti convinti…

La massoneria, il cui nome deriva dalla parola francese che sta per muratore, è un’associazione su base iniziatica e di fratellanza morale che a partire dal diciottesimo secolo, propugnando un’ideologia umanitaria, si impone in Europa e nel mondo. Nella storia repubblicana italiana l’espressione di loggia massonica è sovente associata a pagine in verità piuttosto torbide, connesse a tentativi di scalate al potere e trame più o meno nell’ombra: espressioni come P2 e personalità come Licio Gelli sono state infatti al centro di numerose speculazioni giornalistiche, inchieste giudiziarie e non solo. Avvocato originario di Taranto ed esperto di storia massonica, evidentemente in seguito a ricerche lunghe e accuratissime, condotte ed espresse con asciutto piglio cronachistico, Francesco Guida prende le mosse da uno dei drammi più atroci del secondo conflitto mondiale vissuti sul territorio italiano, ovverosia l’eccidio delle Fosse Ardeatine, cioè l’uccisione, non preceduta da alcun annuncio da parte degli occupanti nazisti, presso le antiche cave di pozzolana lungo la via Ardeatina, la consolare che dall’Appia dopo circa venti miglia romane giunge ad Ardea, nell’agro romano, a sud di Pomezia, di 335 civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei o detenuti comuni, trucidati il 24 marzo 1944 come rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella in cui erano rimasti uccisi 33 soldati del reggimento Bozen dell’esercito tedesco. Tra queste vittime venti, per lo più misconosciute, erano massoni, e Guida ne propone il ritratto.



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