I Medici – Decadenza di una famiglia

1601, Parigi. Una città che è “l’essenza stessa del vizio e della violenza: un catino d’inferno scagliato sulla terra”. I quartieri popolari sono ammassi di case senza senso percorsi da “viottoli maleodoranti di fango ed escrementi” dove regna la violenza più brutale, i palazzi nobili sono maestosi “ma all’interno, stupri e omicidi avvengono in numero uguale se non maggiore”. La Senna è una discarica a cielo aperto, “un rivo maledetto” in cui galleggiano cadaveri. L’attività delle forche non si ferma mai, e nemmeno quella dei bordelli, in cui ogni depravazione è lecita. Maria de’ Medici è diventata da poco regina di Francia dopo che il precedente matrimonio del re Enrico IV con Margherita di Valois è stato dichiarato nullo. Nonostante il parere contrario del marito (che vorrebbe in quel ruolo la viscontessa de Lisle) e della corte francese, la sovrana ha designato come sua dame d’atours l’italiana Leonora Galigai, che è cresciuta assieme a lei e della quale si fida ciecamente. Leonora si mostra comprensibilmente preoccupata del clima di ostilità che sente attorno a sé, ma Maria la rassicura: la proteggerà sempre, ma certo sarebbe utile in quel “palazzo, grigio e triste come questa Francia mangiata dalla miseria e dalla guerra”, in quel cupo teatro di intrighi, avere anche un’altra persona di assoluta fiducia, magari un uomo che sia “abile nell’arte della dissimulazione e allo stesso tempo della spada”. La Galigai ha la persona giusta da suggerire alla regina: è un avventuriero veneziano maestro di travestimenti, Matteo Laforgia, che da Firenze – dove prestava i suoi servigi come spia e sicario da qualche tempo – è arrivato a Parigi da poco e ha mutato il suo nome in Mathieu Laforge per non destare sospetti. Ha appena trucidato monsieur de Montreval, un damerino di corte che sputava fiele sulla Galigai, sostenendo che era uno scandalo che un’italiana fosse dame d’atours della regina di Francia. Laforge ha seguito la sua vittima nell’affollato mercato di Le Halles e con la complicità di una procace pescivendola, che ha distratto la guardia del corpo del cortigiano, lo ha accoltellato al cuore con un movimento fulmineo che nella calca nessuno ha notato e si è dileguato subito lasciando a terra agonizzante de Montreval. Un collaboratore prezioso per Maria de’ medici, che deve risolvere con spregiudicatezza e a ogni costo un grande problema. La bellissima Henriette d’Entrangues, ex amante di suo marito Enrico IV, possiede un documento firmato dal re – una leggerezza inspiegabile – in cui il sovrano si impegna a sposare la fanciulla in caso lei rimanga incinta di lui, cosa che a quanto pare è avvenuta. Quel documento deve sparire…

In questo quarto – e più lungo! – capitolo della tetralogia (Premio Bancarella nel 2017) dedicata alla famiglia de’ Medici, protagonista di molti secoli della Storia europea, la metamorfosi pare compiuta: Matteo Strukul è diventato Alexandre Dumas. A rafforzare questa impressione non solo ragionamenti stilistici – siamo qui ormai nel territorio del feuilleton d’avventura più classico e puro, del romanzo d’appendice: intrighi di corte, amori, assassinii – ma anche l’ovvia influenza dell’ambientazione. A forza di seguire la saga della nobile famiglia fiorentina siamo arrivati nella Francia del Seicento, la Francia di Armand-Jean du Plessis de Richelieu, la Francia dei guasconi e dei moschettieri. Maria de’ Medici è una donna con i piedi per terra e di grande personalità, ma deve scontare “l’odio maturato nei confronti di Caterina, la regina maledetta, colei che fino a poco più di dieci anni prima dell’arrivo di Maria regnava ancora in Francia”, come fa argutamente notare Strukul nella sua postfazione. E anche Caterina era una de’ Medici, per giunta. La trama rende giustizia a una fase storica convulsa, un coacervo di trame occulte e meno occulte che culminano nel complotto contro Enrico IV, ucciso per mano di François Ravaillac, un fanatico cattolico, ma per interessi da ricercare a livelli molto più alti. Quanto alti, sta al lettore scoprirlo.



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