I Medici – Una dinastia al potere

Firenze, febbraio 1429. Cosimo de’ Medici sta ispezionando il cantiere della gigantesca cupola di Santa Maria del Fiore, brulicante di operai e diretto con polso fermo dal geniale Filippo Brunelleschi, che ha partorito un progetto talmente ambizioso e innovativo da sembrare folle. E la ricchissima e potente famiglia de’ Medici quel genio e quella follia ha deciso di assecondarli. Mente parla con Brunelleschi, Cosimo viene raggiunto da suo fratello Lorenzo, che gli annuncia che loro padre Giovanni sta morendo. I fratelli si affrettano per la via Larga, dove sorge il Palazzo Medici, e quando entrano nella stanza da letto del patriarca, roso da una febbre improvvisa e violenta, capiscono subito che la vita lo sta abbandonando. La moglie Piccarda gli tiene le mani tra le sue e lo guarda con espressione amorevole trattenendo le lacrime. Poche parole ai figli e Giovanni spira. Lorenzo è inquieto, sospetta che il padre sia stato avvelenato e lo svela al fratello: Cosimo dapprima è perplesso, poi si rende conto che l’ipotesi di Lorenzo è più che ragionevole, in fondo loro padre era un uomo potente e aveva molti nemici. Lorenzo gira e rigira tra le dita un grappolo di bacche scure: belladonna, un potente veleno. L’ha trovato in casa, ma ancora non ha capito chi ce l’ha portato: chi è il traditore della famiglia de’ Medici? Di sicuro il loro peggior nemico è Rinaldo degli Albizzi, che con il suo sodale Palla Strozzi sta tramando nell’ombra per scatenare la guerra tra Firenze e Lucca: l’idea è di vincerla facilmente e di guadagnare prestigio politico in città ai danni proprio degli odiati Medici…

Primo capitolo di una trilogia che promette sfracelli “al botteghino” – il romanzo è subito volato alto nella classifica dei libri più venduti in Italia e alla Frankfurter Buchmesse di ottobre 2016 ha polarizzato l’attenzione di grandi editori internazionali, con i diritti venduti in 13 Paesi – Una dinastia al potere è l’opera di uno scrittore maturo, che dopo una “gioventù” autoriale nella quale non ha lesinato sperimentalismi nel suo percorso attraverso la narrativa di genere, è approdato al versante mainstream con il bagaglio tecnico e la determinazione giusti. Concreto e potente, il libro narra l’ascesa al potere di Cosimo e Lorenzo de’ Medici (non si tratta di Lorenzo il Magnifico, attenzione, ma di Lorenzo il Vecchio), i figli di Giovanni, creatore del primo impero bancario della storia e patriarca di immenso carisma. Ben lontani dallo stereotipo dei rampolli ricchi e viziati, i due fratelli sin da subito mostrano una grande personalità: dovranno destreggiarsi tra congiure e segreti, esilio e guerre, agendo ai più alti livelli politici e finanziari dell’epoca con abilità e spregiudicatezza. Strukul giustamente dà grande evidenza al mecenatismo di Cosimo e al suo rapporto con Brunelleschi, e dedica molta cura alla precisione dello sfondo storico. Ma non rinuncia al rock’n’roll: molte le sequenze di sesso e il più spaventoso, sanguinario villain dai tempi di Theokoles, “l’ombra della morte” della serie televisiva Spartacus Sangue e sabbia.



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