I mille morti di Palermo

I mille morti di Palermo

“Io vi auguro la pace, signor Presidente. Perché la pace è la serenità dello spirito e della coscienza”. Con queste parole don Michele Greco, detto “il papa”, il capo dei capi della cupola di Cosa Nostra, si rivolge al giudice di Corte d’Assise Alfonso Giordano e indirettamente al giudice a latere Pietro Grasso, prima che i due si ritirino in camera di consiglio. Siamo alla fine del celebre maxiprocesso e quell’augurio suona più come una minaccia. Sì, perché la mafia, al termine del maxiprocesso che vede alla sbarra tutti i maggiori capi-mandamento di Palermo, è in ginocchio. L’11 novembre 1987, il più grande processo penale della storia d’Italia stava per infliggere un colpo mortale alla criminalità organizzata. Quella stessa organizzazione che, nel periodo tra il 1979 e il 1986, ha trasformato con centinaia di morti Palermo in Beirut, come titolavano i giornali del tempo in occasione della morte del giudice Chinnici. Il periodo della “Milano da bere” e la “Palermo per morire”: il capoluogo siciliano fu teatro di una vera guerra a bassa intensità, con le varie famiglie mafiose in lotta tra loro e nuove gerarchie che si prefiguravano all’orizzonte. Gli equilibri saltarono definitivamente con l’omicidio del Principe di Villagrazia Stefano Bontate, un boss della vecchia guardia, e proprio da questo momento iniziò la scalata al potere inarrestabile e sanguinosa dei Corleonesi di Riina e Provenzano…

I mille morti di Palermo è un volume fondamentale per comprendere fino in fondo la guerra di mafia che ha cambiato l’Italia per sempre. In esso possiamo trovare la cronaca precisa e incalzante di quel periodo, con dovizia di particolari sia riguardanti i carnefici che le vittime. L’autore, Antonio Calabrò, è stato caporedattore de “L’Ora” negli anni della guerra di mafia e quindi il suo racconto è quello estremamente documentato di un testimone diretto. Oggi ricopre le cariche di consigliere delegato della Fondazione Pirelli, di responsabile Cultura di Confindustria e di vicepresidente di Assolombarda. La narrazione è priva di ogni orpello o abbellimento stilistico e procede senza sosta in successione cronologica dalla “mattanza” al maxiprocesso, fino alla riscossa mafiosa con le stragi degli anni Novanta. Il libro è anche e soprattutto un tributo importante a tutti quegli uomini con la schiena dritta al servizio delle istituzioni, che hanno pagato con la vita il loro senso di giustizia e libertà.



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