I mille nomi

I mille nomi
A Khandar, nell'antica e buia sala comune dei Giudici, i nuovi governanti supremi si riuniscono in attesa di discutere la situazione politica del Regno. La città è inquieta e serpeggia il malcontento. Non tutti hanno accettato di buon grado la Redenzione – la rivolta che ha spazzato via antichi riti religiosi e vecchi governanti – e i Coloniali di Vordan fuggiti da Khandar con il legittimo sovrano si preparano a riconquistare i territori perduti e ad una restaurazione a tutti gli effetti. I Coloniali raccolgono, in verità, tutti quei soldati e quegli ufficiali che non sono ritenuti degni di ricoprire incarichi di rilievo. È proprio fra le schiere del Primo Reggimento Coloniale che si trova il capitano Marcus d’Ivoire, in attesa della flotta che lo riporti a Vordan e del tanto sospirato congedo. Assieme ai suoi compagni trascorre le giornate sonnecchiando in cima alle antiche mura arenarie di una fortezza a Khandar, “scrutando l'orizzonte con l'inconfondibile , pigra insolenza tipica dei soldati di lungo corso”. La routine di Marcus e di Winter – una compagna d'armi che per sfuggire i fantasmi del passato si è finta uomo e si è arruolata – viene stravolta il giorno in cui con la tanto attesa flotta sbarca il colonnello Janus bet Vhalnich Mieran, che assume il comando del Primo Reggimento Coloniale  con l'intento di sopprimere la rivolta e ripristinare su Khandar il protettorato del legittimo sovrano di Vordan...
Ostili spazi senza confini, deserti riarsi dal sole molto simili alle nostre terre africane e mediorientali, combattimenti all'ultimo sangue, ma soprattutto battaglie a suon di moschetti e cannoni, un pizzico di magia: è questa la ricetta fantasy “magic and muskets” di Diango Wexler per il primo volume della saga  The Shadow Campaigns. Avvincente,  scorrevole, mai fiacco nella narrazione e con una buona caratterizzazione dei personaggi. Django Wexler non ci propone il solito cupo epic di ambientazione pseudo-medievale, ma una storia moderna di ambizioni politiche smodate, fanatismi religiosi, difficoltà di convivenza fra culture differenti e strategia militare che potrebbe essere quanto mai attuale se non tenessimo conto della location e dell'elemento magico – che se pur centellinato e non determinante ai fini della vicenda – è presente. Pur essendo a tutti gli effetti uno stand-alone, I mille nomi lascia appena accennati alcuni aspetti che speriamo di poter approfondire nel secondo volume, The Shadow Throne, che auspichiamo arrivi anche sul mercato editoriale italiano.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER