I miracoli della vita

I miracoli della vita
Nella Shanghai degli anni '30, una città definita “la più peccaminosa del mondo” e che sembra uscita da un fumetto pulp tra bordelli, povertà indicibili, avventurieri e dame inguainate in raso rosso, nasce e cresce il piccolo rampollo della famiglia agiata di un manager britannico, trasferitosi in Cina per guidare il cotonificio China Printing & Finishing Company. Il nome del bambino è James Graham Ballard, ed è destinato, tra le altre cose, a diventare lo scrittore che ha ridefinito il concetto di letteratura fantastica (e non solo, naturalmente) a metà del XX secolo e ispirato il lavoro di decine di colleghi - per non parlare dei cineasti. Attraverso le pagine della sua autobiografia riviviamo l'invasione giapponese, gli anni di internamento, l'arrivo alla fine della II Guerra Mondiale in una Inghilterra lumbea e reazionaria “che aveva vinto la guerra ma sembrava sconfitta”, i rapporti difficili con i nonni, il fallimento universitario, i mille lavori, l'amore, la vedovanza precoce e l'avventura di crescere tre figli piccoli senza una moglie, la carriera come scrittore, la vecchiaia...
Pubblicata con sinistro tempismo in Italia solo poche settimane prima della morte di James G. Ballard, l'autobiografia del visionario scrittore è percorsa da un solenne senso di bilancio finale, perché scritta nel 2007, quando già da quasi un anno Ballard sapeva di essere invaso dalle metastasi di un tumore della prostata e quindi di essere – nonostante un sostanziale, inatteso, benessere generale – prossimo alla fine della sua esistenza. Anzi, di più: il racconto della sua vita è stato in qualche modo prescrittogli dal suo medico curante, Jonathan Waxman dell'Hammersmith Hospital di Londra e la natura terapeutica dell'ultimo libro di Ballard è riconosciuta da lui stesso nella postilla finale. A parte godersi l'emozione che sgorga dalle pagine vivida e sincera – e non sarebbe stato possibile altrimenti, viste le circostanze – e la miriade di retroscena, riflessioni, ricordi di un maestro del '900, viene spontaneo invidiare Ballard per la straordinaria occasione di fare il punto su un'esistenza intera, di condividere con chiunque lo voglia e in eterno una vita così ricca di dolori e gioie, di opportunità e sfide. Di letteratura, insomma.

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