I mistici di Mile End

I mistici di Mile End
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La signorina Davidson passa svelta tra i banchi per distribuire i quaderni sui quali scrivere un diario. Un diario nel quale raccontare “Cose Molto Personali”. Ma in classe qualcuno bara e scrive parole e numeri senza senso. Lev è sorpreso da tanta sfrontatezza. Ma la giornata gli regalerà ancora qualche sorpresa. A Mile End, quartiere di Montreal, c’è un’alta concentrazione di ebrei chassidici: riccioli scuri ad incorniciare il volto, lunghi cappotti neri e cappelli di pelliccia per tutte le stagioni. A rimarcare una certa rigidità. Passando davanti alla casa del signor Katz, un ebreo chassidico atipico, decide di fermarsi ed aiutarlo in una strampalata impresa: dipingere di marrone tutti i rotoli di carta igienica possibile. A cosa gli sarebbero serviti tutti quei rotoli dipinti, Lev lo scoprirà solo più tardi. Una volta a casa, sua sorella Samara, detta Sammy, sembra sul punto di esplodere, ribellandosi alla freddezza delle logiche paterne. Ma la sua bocca resta muta, incapace di altro che un gesto di assenso. Lev ha un disperato bisogno che qualcuno gli parli della sua mamma, perché i suoi pochi ricordi non sono sufficienti a sapere chi fosse. Ma ripensare alla mamma fa, a tutti, troppo male. La risposta di Sammy a questo dolore è il “bar mitzvah”, l’ingresso ufficiale nella comunità religiosa ebraica al quale si prepara da tempo, di nascosto dal padre. Ai due ragazzi non resta che “ascoltare le stelle”, come suggerisce loro l’amico Alex, appassionato di astronomia…

Intenso e delicato romanzo d’esordio della giornalista e drammaturga canadese Sigal Samuel, che attraversa senza falsi miti e con uno stile ironico e poetico, proponendo storie antiche, aneddoti e utilizzando numerosi termini ebraici (molto utile il glossario in appendice) la cultura e la mistica ebraica, nella quale è da sempre immersa in quanto figlia e nipote di importanti studiosi di kabalah. Il lettore è catapultato in un mondo che, apparentemente, non ammette sfumature e che sembra lontanissimo dalla scienza: dalla kabbalah al pulsar, dalla Torah al quasar il viaggio è complesso ma estremamente affascinante. Nella famiglia Meyer, la morte della mamma, sembra aver portato con sé anche l’anelito religioso. Ma non l’aspirazione a cercare il senso profondo del vivere. I protagonisti, attraverso l’abilissimo ed intenso tratteggio dell’autrice, si barcamenano, alla ricerca di risposte, in un’altalena che li porta (trascinando con sé il lettore) dall’astronomia all’ebraismo, dalla scienza alla religione, dal codice binario all’Albero della conoscenza. Dall’estremo universo al centro del cuore dell’uomo (Lev in ebraico significa appunto “cuore”). Tutto si fonde nell’ultimo capitolo che fa da cornice all’intero romanzo: fede e conoscenza, tradizione e progresso, passato e futuro, tutti i pezzi del puzzle della vita si ricompongono. Secondo, però, scelte personalissime che spettano al singolo individuo.



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