I mondi del vino

I mondi del vino

La prima volta che mi resi conto di aver assaggiato oltre 176 vini in una sola circostanza, fu il momento in cui presi anche coscienza di essere entrato in uno dei “mondi” più affascinanti e multiformi che sociologicamente si possano immaginare. Mondi: già, al plurale. Perché chi, come me, si avvicina al vino con metodo, da studioso e curioso ricercatore insieme, si accorge presto che quello che dall’esterno chiameremmo il mondo del vino – certi della sua unità e uniformità – è in realtà la risultante sommatoria di molti mondi concentrici in cui quello più ampio contiene quello più piccolo, fino ad arrivare alla realtà del singolo degustatore. Il mondo del vino, quello più ampio, è intanto un mondo d’arte: arte liquida, arte da bere e consumare in convivialità, fenomeno di produzione irripetibile (ogni singola bottiglia, anche dello stesso vino e della stessa annata, è una singola e irripetibile entità) in maniera industriale perché collegata – se si parla di buon vino – al “saper fare” artigianale del vignaiolo. Il vino come opera d’arte, dunque, e come tale oggetto di fruizione sociale. A quest’ultima, poi, è collegato il mondo della circolazione del vino, ovvero il mondo della sua distribuzione spesso legata a vincoli e regole di mercato: ecco allora che si entra nel mondo della promozione del vino, che se da una parte si giova di classificazioni legislative (i disciplinari di produzione, le classificazioni internazionali e le nazionali DOC, DOCG, IGT ecc.), dall’altra divide i fanatici del grape-based (convinti sostenitori che la qualità del vino derivi esclusivamente dal vitigno) da quelli del land-based (i teorici dell’identità territoriale dei vitigni, espressione di una determinata area territoriale climatica e geologica unita a fattori di geografia antropica). E qui si entra in un altro dei mondi del vino, quello delle classificazioni di qualità: esperti dall’olfatto straordinario e dalle papille gustative affinatissime che diventano i guru del vino mondiale. Si giunge così, infine, quale approdo ultimo della bottiglia da bere, al consumatore finale: e qui si entra nel mondo del gusto individuale del vino che, se da una parte risente delle influenze di etichette e denominazioni, dall’altra deve necessariamente fare i conti con il più semplice e banale piacere di bere…

Tanti sono ormai i libri che parlano di vino, di vitigni, di enologia e di mercato del bere. Questo libro è tutto questo insieme, scritto con la chiarezza e la semplicità di chi è veramente un profondo conoscitore di quei mondi a cui il titolo fa riferimento, giudicati col disincanto dello scienziato sociologo analista di un fenomeno mondiale che sta divenendo più che una moda, e che fa i conti con il singolo bevitore – più o meno avvertito e consapevole – tanto quanto sa e conosce l’altro mondo del vino, quello della produzione e distribuzione del prodotto di mercato. Nel mezzo, la vite e la terra, gli elementi che Veronelli per primo ha voluto tornassero ad essere l’alfabeto primo del parlar di vino e che l’autore di questo libro ben conosce e pratica. Guida pratica alla conoscenza del vino, semplice introduzione ai mondi complicatissimi del bere, agile lettura (falsamente preliminare, ma sostanzialmente molto accademica nei contenuti) dei meccanismi di produzione e fruizione sociale del succo d’uva: tutto questo, espresso con una terminologia sempre appropriata e mai eccessivamente settoriale, con una qualità della scrittura difficilmente rintracciabile tra i tanti falsi esperti di vino. Un libro che si legge con lo stesso gusto e identico piacere con cui si beve un bicchiere di un gran vino di qualità, uno di quelli battuti all’asta per migliaia di euro, e che il Mulino ci regala per pochi, ben spesi, euro.



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