I mondi di Miyazaki

I mondi di Miyazaki

Quando nel 2013 Hayao Miyazaki ha annunciato nel corso di una conferenza stampa convocata ad hoc che, dopo Si alza il vento, si sarebbe ritirato dalla professione di regista e animatore, il mondo del cinema e della cultura per un attimo si è fermato. Ha trattenuto il fiato e sbarrato gli occhi, sbigottito, dispiaciuto, incredulo, preoccupato, triste. Il regista che con i suoi lavori e soprattutto capolavori maggiormente ha dato lustro al cinema d’animazione e giapponese negli ultimi anni, per non dire decenni, proponendo una visione più delicata e “diversa” rispetto a quella che è propria naturalmente del cinema occidentale, non realizzerà più un lungometraggio. Il co-fondatore dell’ormai celebre Studio Ghibli, nato nel 1985, però ha lasciato in eredità la traccia del suo intendere la settima arte, ha insegnato, “seminato”, dato l’esempio, e nella sua casa di produzione si sono realizzate numerose opere di altrettanto spessore, come gli ultimi Quando c’era Marnie, La storia della principessa splendente, La collina dei papaveri e via discorrendo: è come, infatti, se il suo genio fosse stato trasmesso ad altri, che sotto la sua influenza stanno regalando tanto a un genere di produzione cinematografica che la critica fino a poco tempo fa considerava esclusivamente “un prodotto per bambini”. Dimenticando che molto spesso all’interno di questi film, in gran parte curati con grande attenzioni, ben diretti e meglio sceneggiati, si possono ritrovare messaggi universali e fondamentali. Dimenticando che questi film contribuiscono anche a formare le coscienze e l’immaginario collettivo di molti ragazzi. Dimenticando che i ragazzi poi, quando crescono, diventano cittadini…

La tecnica e il sogno. La distruzione e l’ambiente. Il cinema del grande Hayao Miyazaki, il primo e il più noto a elevare l’animazione al rango autoriale, quello che più di altri ha portato la settima arte giapponese alla popolarità e all’apprezzamento internazionale, secondo solo ad Akira Kurosawa, è la perla di una lunga carriera, nata anche come autore di cartoni animati in serie per la televisione, tra cui Anna dai capelli rossi e soprattutto Heidi. La sua opera è stata sviluppata attraverso un apporto che va dalla costruzione di una narrazione tradizionale, basata sui sentimenti primari, alla messa in scena del racconto di genere sullo sfondo di connotazioni familiari e di sentimenti che prendono le mosse da una forte matrice o derivazione letteraria. Tutto questo sia nella fase televisiva che quella cinematografica, artisticamente e anagraficamente più matura. Pellicole che vanno da Lupin III – Il castello di Cagliostro all’ultimo e splendido Si alza il vento, dove nel sogno del pratagonista compare anche Giovanni Battista Caproni, l’ingegnere aereonautico che agli albori del Novecento fu un vero e proprio pioniere dell’aviazione, passando per Nausicaa della valle del vento, Il mio amico Totoro e soprattutto La città incantata, film che con la vittoria al premio Oscar come miglior film d’animazione sdoganò definitivamente il genere agli occhi degli adulti, Il castello errante di Howl e Ponyo sulla scogliera. Matteo Boscarol, giornalista del quotidiano “Il Manifesto” ed esperto di cinema giapponese, ha curato questa raccolta di saggi molto interessanti che scandagliano con una prosa semplice e lineare, senza intellettualismi, tutti gli elementi pregnanti del pensiero di Miyazaki, costruiti su una visione dualistica del bene e del male, su temi di natura ambientalista e pacifista, costruiti attraverso la tradizione del cinema di genere fantascientifico dall’amplio raggio utopistico, poetico e filosofico. Il cinema di Miyazaki è incanto puro e questi saggi lo sottolineano nel migliore e più colto modo possibile.



 

 

 

 
 
 
 

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