I monologhi della vagina

I monologhi della vagina

“Le vagine sono circondate da tanta oscurità e segretezza... come il triangolo delle Bermuda”. È questo che preoccupa: le donne non si occupano delle loro vagine, nemmeno le guardano, perché non hanno tempo, non sanno come senza “spezzarsi la schiena”. Così meglio trovare qualcuno che fa interviste sulla vagina e ne parla alle altre donne, attraverso testimonianze di giovani, vecchie, sposate, single, lesbiche, docenti, attrici, manager, professioniste del sesso, afroamericane, ispaniche, asiatiche, native americane, caucasiche, ebree, ecc., tutte donne prima riluttanti e timide, poi sempre più decise a parlare e senza freni... C’è gente (uomini nello specifico) che non ama i peli e che costringe le proprie donne a rasature totali, eccitandosi per un sesso del tutto simile a quello di una bambina e soprattutto senza preoccuparsi di fastidi e disagi della propria compagna... L’anziana signora ebrea non aveva proprio nessuna intenzione di parlare e di ripercorrere strade che considerava ormai dimenticate, ma alla fine si confida, ricorda, racconta episodi che l’hanno segnata e costretta a vergognarsi della sua sessualità e... si sente meglio! Nel 1593, in un processo per stregoneria, la clitoride venne identificata come un capezzolo del diavolo, prova certa della colpevolezza della strega: e pensare che l’avvocato accusatore era un uomo sposato... Tra le tante usanze di accoglienza delle mestruazioni, curiosa quella di una mamma ebrea che dice: “Mazel tov” come augurio e poi dà uno schiaffo alla figlia, lasciandola indecisa sul fatto che sia una cosa buona...

Sono passati 22 anni da quando Eve Ensler debuttò in teatro con questo testo. A venti anni dalla prima edizione del libro, se ne sente ancora la necessità, come sostiene l’autrice della prefazione Jacqueline Woodson, scrittrice americana che si occupa da sempre di identità di genere, differenze di classe e conflitti razziali. L’ispirazione, dichiarò l’autrice, venne da Tina Turner, “musa ispiratrice”. Evidentemente quelle duecento interviste iniziali da cui è partito tutto non sono ancora abbastanza, in un universo femminile dove molte cose sono in fase di costruzione e molte battaglie al momento sembrano proprio perse. Non ci si deve dimenticare che lo stesso testo è diventato il manifesto di un movimento contro la violenza sulle donne che al momento sembra in crescita, di fronte a un’incapacità sempre maggiore degli uomini di gestire un rapporto, sia in embrione che ormai consolidato o finito. Attualmente i monologhi sono rappresentati in tutto il mondo, anche nel nostro Paese, dove vengono utilizzati nel rispetto del “V-Day”, il giorno di San Valentino, per raccogliere fondi per qualche attività o associazione sempre legata alle donne. Intanto, dobbiamo continuare a imparare, tutte le donne per prime, a utilizzare la corretta terminologia per tutto quello che riguarda il nostro corpo, soprattutto da un punto di vista sessuale. Così come per le mestruazioni, anche la parola “vagina” ci è risultata sempre ostica, impronunciabile, quasi un suono a noi estraneo, grazie a quel “vizio di forma” per cui era “meglio tacere”.



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