I morti lo sanno

I morti lo sanno
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Baltimora, Maryland. Una Valiant sbanda su una macchia d'olio alle porte della città, gira su se stessa, rimbalza sul guardrail, urta contro un SUV mandandolo giù per una scarpata e poi dopo qualche chilometro accosta a destra, un po' ammaccata. Ne scende una donna confusa e dolorante, con del sangue sul viso. Al giovane poliziotto che la ferma, la signora - che non ha con sé documenti d'identità, anche se il libretto dell'automobile è intestato a una certa Penelope Jackson - dice di essere Heather Bethany, una delle due sorelline che nel 1975 scomparvero senza lasciare traccia durante un pomeriggio in un centro commerciale di Baltimora. Ricoverata in ospedale, la misteriosa donna viene visitata da un'assistente sociale divorziata con la passione per la lettura, Kay Sullivan, che le consiglia di farsi assistere dall'avvocatessa Gloria Bustamante, "il difensore più rompicoglioni della Contea", disprezzata e temuta dai poliziotti, che la considerano solo una lesbicona sciatta e alcolizzata. A duellare con la Bustamante sarà Kevin Infante, detective della Omicidi nato e cresciuto a New York con una passione per le donne facili e un'antipatia viscerale per il sergente Harold Lenhardt. Ma dipanare la matassa ingarbugliata dei ricordi della donna che dice di essere Heather Betany e da anni cambia identità e carattere come fosse un cappotto si rivelerà una sfida ai limiti del possibile...
Terzo romanzo della saga di Kevin Infante, detective playboy della Contea di Baltimora: come nei due precedenti, al centro della vicenda ci sono dei bambini, in questo caso due ragazzine di 12 e 15 anni figlie - adottive, si scoprirà - di un hippy pedante e di una casalinga inquieta e fedifraga, ragazzine che scompaiono nel nulla negli anni '70 e delle quali forse ora potrebbe scoprirsi il destino. Dico potrebbe perché Laura Lippman, ex cronista del Baltimore Sun, mantiene il più fitto mistero sull'identità della protagonista fino all'ultimo capitolo, per poi stupirci con un colpo di scena abbastanza inatteso. Il titolo di questo noir classy, cerebrale e hitchcockiano è una citazione biblica dal Libro dell'Ecclesiaste e rende bene l'idea del passato, idea che domina il plot. Gran parte del romanzo infatti è narrata in flashback e segue le intricate vicende della famiglia Bethany negli Usa di anni '70 che ormai sembrano lontani centinaia di anni. La struttura del romanzo permette alla Lippman di dispensare indizi e informazioni con molta parsimonia e discrezione, cosa che rende estremamente difficile la soluzione dell'enigma per il lettore e lo porta con facilità a trarre conclusioni sbagliate. Ma del resto è questo il bello dei gialli, no?

 

 

 

 
 
 
 
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