I nuovi 10 peggio

Quando ti rechi trafelato al bancomat – magari per ritirare 30 auro al volo – e hai solo pochi minuti, inesorabile come una sentenza davanti a te si materializza uno dei seguenti dieci personaggi: quello che si è scordato il PIN “e sul bancomat digita, nell’ordine, numero di matricola all’università; numero di telefono di una fidanzata di Cagliari che lui era innamorato e lei si teneva a uno; PIN ma del cellulare e infine codice di avviamento postale di casa sua vecchia”, la femmina con la borsa Lips Vago che è terrorizzata dai borseggiatori e mentre “vi guarda con aria ti tengo d’occhio” apre e chiude una serie infinita di zip, la vecchia che tira fuori “un foglietto macchiato di sugna” e declama il PIN da digitare lentamente in modo talmente stentoreo che “vi rimane bello stampato in testa e quando è il turno vostro” digitate quello, l’imbecille col casco che scatena il panico tra gli anziani che chiamano la polizia (che quando arriva trova voi al bancomat e vi carcera per tre anni), quello che vuole lo scontrino, lo vuole talmente tanto che evidentemente “sta facendo un prelievo per il suo capo che è un boss del cartello della droga colombiano che se non vede lo scontrino ti spara nelle palle” e invece poi lo appallottola subito e lo getta in terra e non si sa perché ci teneva tanto, quello che non vede una mazza perché il monitor è ovviamente situato in “uno dei posti più soleggiati al mondo”, l’alieno che pare non aver mai visto un bancomat e non sa usarlo, il migrante che “poverino scapperà pure dalla guerra, però è scemo forte” che chiede soldi alla gente che preleva al bancomat, apparentemente ignorando “che il taglio minimo erogato dalla macchinetta è 10 euro”, quello che non riesce a prelevare e mena “gran manate sullo schermo del bancomat urlando che lui manda tutti in galera, che banca di merda è questa, che lui guadagna ventimila miliardi alla settimana”, quello infine che quando arriva il turno suo si mette a gambe larghe e nell’ordine fa “prelievi non solo per sé ma anche per la mamma, per la zia, per la nonna e per le loro badanti”, poi non contento “ricarica pure la PostePay del figlio e quella della commare; poi, sempre visto che si trova, paga quelle sei o sette bollette e si fa fare il saldo di tutti i conti correnti e dei libretti di tutta la famiglia”…

Poi ci sono i peggio runner, i peggio commessi di libreria, i peggio scrittori su Facebook, le peggio groupies letterarie, le peggio battaglie “sopra a Facebook”, i peggio giornalisti sportivi su Facebook, i peggio allenatori di pallone, le peggio apericene, i peggio “baretti de sinistra”, le peggio cose da mangiare “che non si portano più”, le peggio cose che si fanno oggi ma che una volta non si facevano, i peggio ciclisti in città, i peggio “sciemi dentro al treno”, i peggio padroni di cani, le peggio serie tv rovinate dagli italiani, le peggio “cazzate dentro ai films americani”, i peggio matrimoni, i peggio “otto marzi”, i peggio ristoranti e i peggio Capodanni. Di ogni categoria Amleto De Silva – vignettista, scrittore e blogger che dalle pagine di www.amlo.it si diverte da anni a sbertucciare le ridicole contraddizioni, le grottesche ipocrisie e le orrende miserie dell’italiano medio di oggi – elenca i peggiori dieci “esemplari” in un crescendo di feroce, iperbolica ironia. Dopo un primo volume autoprodotto che raccoglieva i primi “10 peggio” usciti sul blog, ora De Silva sforna per la Magic Press questo sequel, con molti testi scritti ad hoc. Più che sorridere si ride – spesso a crepapelle –, facendo accuratamente finta con noi stessi di non far parte di nessuna di queste categorie.



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