I nuovi arrivati – La scuola dell’esilio

I nuovi arrivati – La scuola dell’esilio
Addio Basilea. Già si sente incombere la guerra, nel 1938, e la Svizzera decide di espellere chi non possiede la cittadinanza elvetica. Così il piccolo Bubi è costretto a lasciare la sua città e a trasferirsi con i genitori in Slovenia, dove è nato suo padre. All’inizio, più che un esilio quella gli pare un’avventura, anche se lo squallido paesino in cui va ad abitare, i parenti inospitali che gli contano i bocconi che mangia, i coetanei rozzi e selvatici, lo fanno presto ricredere. Eppure, la nuova esistenza aspra ma piena di scoperte non sarebbe priva di fascino, se non fosse per quella lingua sconosciuta che si rifiuta di fluire dalla sua bocca. Perché, se sulle prime un’ignota lingua straniera ha nel suono qualcosa di gradevolmente onirico, poi si trasforma in barriera, attirando ostilità e derisione su chi non la comprende...
È la sua vita quella che Lojze Kovačič racconta ne I nuovi arrivati, primo volume della trilogia che copre la storia della sua famiglia dal 1938 al 1948. Non è sull’imminenza degli stravolgimenti del secondo conflitto mondiale che si sofferma Kovačič, ma sull’ambiente e sull’epoca di quand’era bambino. Niente madeleine inzuppate nel tè nella sua personale “ricerca del tempo perduto”, ma duro lavoro contadino nel villaggio degli zii, appartamenti affumicati di miseria, fame che strizza lo stomaco, battaglie all’ultima sassaiola con le bande di monelli rivali. Il suo disagio di ragazzino sradicato emerge soprattutto nelle difficoltà con l’ostico sloveno, espresse con un estroso pastiche linguistico e uno stile ruvido e stravagante, che hanno richiesto notevole ingegno alla traduzione di Darja Betocchi. E nelle metafore arzigogolate, nella quasi ininterrotta parlata in prima persona, nei continui puntini di sospensione che smozzicano le frasi, si avverte un senso di smarrimento filtrato però attraverso l’occhio ingenuo dell’infanzia, che nonostante tutto riesce a vedere e a far narrare come favola anche la brutale realtà.

 

 

 
 
 
 
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