I nuovi contadini

I nuovi contadini

Il contadino del terzo millennio abita con intraprendenza e dinamicità le zone fervide di resistenza ai margini dell’Impero. All’interno dei modi di fare agricoltura quello contadino, a differenza di quello imprenditoriale o di quello industriale, è caratterizzato da una fondamentale coproduzione tra uomo e natura: la base di risorse è ricca e radicata e si rinnova quotidianamente. Il lavoro del contadino si muove con crescente sicurezza in nuovi circoli di mercato, indipendenti dai grandi principi ordinatori dell’Impero e dai grandi mercati; il lavoro del contadino ha lo spessore dell’artigianalità, è contraddistinto da eterogeneità e multifunzionalità, al contrario della specializzazione e della monotonia delle conformazioni imprenditoriali e capitaliste. Nella sfera contadina si ha un allargamento del capitale umano, sociale ed ecologico (attenzione all’ambiente), a differenza di attività volte all’accumulo di profitti, e tese alla progettazione di un futuro volatile, che rifiuta o ignora la proficua integrazione di passato, presente e futuro. Così si afferma il principio contadino sotteso ai nuovi processi di “ricontadinizzazione” del mondo...

L’identità del cibo contro l’anonima produzione industriale, il luogo di produzione contro il non-luogo del grande mercato alimentare, il “savoir faire paysan” contrapposto alle contraddittorie e rigide risposte globali a problemi locali: il contadino che trae stimolo ed energia dalla sua condizione marginale di fronte all’Impero alimentare che accumula e depreda il territorio. Viaggiando dal Perù della comunità rurale di Catacaos al crac Parmalat e alle aziende lattiero-casearie in Italia, fino ai contrasti tra l’intraprendente cooperativa olandese Nfw e le opposizioni del regime socio-tecnico imperante in varie maglie della società, Jan Douwe van der Ploeg, sociologo rurale, compie un’accurata e importante analisi longitudinale delle differenze e dei multiformi cambiamenti all’interno dei diversi profili dell’agricoltura mondiale (conoscendo dall’interno e molto bene alcune dinamiche regionali e nazionali), tracciando un preciso profilo dell’Impero del cibo e del grande mercato e la diramazione - come virus - di zone di resistenza all’interno delle quali il contadino - non inteso in forma statica né nostalgica - combatte ogni giorno nei campi per affermare autonomia e radicamento nel territorio.



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