I professori di Salamanca

I professori di Salamanca
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Il tenente Tejada, fresco di promozione, e il fedele caporale Jiménez stanno viaggiando su un rumoroso treno diretto a Salamanca. E’ una torrida giornata estiva, il treno si ferma in aperta campagna e i due protagonisti arrivano nella cittadina universitaria con un forte ritardo. È il primo giorno di servizio per entrambi, e la mancata puntualità non passa certo inosservata al brusco capitano Rodriguez che non manca di fargliela notare appena entrati nella sede cittadina della Guardia Civil. Il clima che si respira non è certo dei più distesi: la guerra civile è finita, ma gli echi e i dissapori sono ancora molto forti tanto che si combatte una guerra invisibile tra conservatori e sostenitori della Repubblica. Ritornare a Salamanca è per Tejada una scommessa: lì aveva trascorso gli anni dell’università, e con sorpresa aveva riconosciuto in uno dei personaggi tenuti sotto sorveglianza dalla Guardia Civil, un suo vecchio professore. Ma le sorprese sono solo all’inizio: il tenente scoprirà che una delle persone costrette a presentarsi settimanalmente presso il suo ufficio (perché uno dei firmatari di una petizione contro il regime) è il padre di una donna conosciuta a Madrid e mai dimenticata. La bella Elena rientra così prepotentemente nei suoi pensieri e, per più di un motivo, gli è impossibile mon pensare a lei. Uno dei firmatari, il professor Arroyo, scompare senza lasciare traccia e pochi giorni dopo viene trovato il corpo di un uomo con i documenti di Arroyo in tasca. Tejada, indagando sulla sparizione prima e sull’omicidio poi si trova inaspettatamente sulle tracce di Elena...
I professori di Salamanca è un libro scritto con passione. Lo si avverte nell’amore e nell’accuratezza con cui la Pawell descrive i ‘suoi’ personaggi. Lo si avverte l’intimità e nello sguardo dell’autrice che ci invita a notare anche le più piccole sfumature di uomini e donne inseriti in una storia. L’ambientazione, il periodo storico (1940) le vicende narrate, persino il plot stesso del romanzo, sono tutti pretesti per conoscere meglio i personaggi, tanto che l’indagine sulla scomparsa del professore e il ritrovamento di un corpo senza volto, sono solo, come direbbe Hitchcok, un mac guffin (cioè un espediente per giustificare il nostro attaccamento ai protagonisti) per intrattenerci un po’ di più in compagnia del buon Tejada e della rossa Elena. Non siamo in presenza di un romanzo storico e neppure di un giallo e tanto meno di una storia d’amore… quindi? Una lettura piacevole, a volte ingenua, altre avvincente, un’altalena di situazioni e atmosfere raccontate, ne sono certa col sorriso sulle labbra e in punta di penna.

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