I promessi morsi

I promessi morsi
Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e golfi, si restringe quasi all'improvviso, prendendo il corso e l'aspetto di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra. Tra la nebbia che sale dal lago e inghiotte le strade si intravede una figura. È una ragazza che con la mente offuscata da oscuri pensieri torna a casa dopo una giornata di lavoro: ha un mastello pieno di latte in mano e sta bene attenta a non versarne a terra, mentre pensa alle storie che i vecchi raccontano davanti al camino nelle sere come quella. Storie di streghe intente a preparare filtri magici, di bambini rapiti dalla culla, di uomini costretti a trasformarsi nelle notti di luna piena in lupi. Mentre questi pensieri le affollano la testa e la spingono a pensare ad una presunta verità di quelle storie, un rumore di passi la fa trasalire. Affretta il passo, cerca di guardarsi indietro con la coda dell'occhio, scorge un'ombra che la supera sulla destra: non cammina a quattro zampe, non è un animale. Un uomo le si para innanzi e le sbarra la strada: c'è poco di umano però nel suo sguardo. Ha intorno alla testa una specie di reticella verde dalla quale esce un gran ciuffo che copre la fronte; due lunghi baffi arricciati; una cintura lucida da cui pendono due pistole; un piccolo corno pieno di polvere da sparo, oscilla dalla collana che gli pende dal collo; e da una tasca dei calzoni ampi e gonfi spunta il manico di un coltello. Il bosco lì vicino è un labirinto di sentieri intrecciati, ma la ragazza vi cerca scampo. Si infila tra due cespugli, e non pensa neppure per un attimo ad abbandonare il cestello, poi giunge in una radura. Alla sua destra, la prima cosa che vede è un'ombra: un'altra, un altro uomo, con lo stesso abbigliamento del primo e con lo stesso sguardo vuoto nel volto. Lei si blocca. La sensazione di aver già vissuto quegli attimi la fa trasalire, immediatamente si rende conto che non è il ricordo di un fatto avvenuto, ma il sogno che nelle ultime notti l'ha turbata: il bosco, le creature minacciose, la fuga.. i sogni si avverano? E i suoi, come andavano a finire?...
Sembra di essere di fronte ad una riedizione de I promessi sposi di Alessandro Manzoni, ma in realtà non è così. Renzo e Lucia sono tornati, ma nel XXI secolo non sarebbero apprezzati nelle loro classiche vesti da personaggi ottocenteschi, così un Anonimo Lombardo fa loro da costumista e li trasforma in protagonisti di una storia horror accompagnandoli a licantropi, vampiri e streghe. Ben nascosti nelle pagine del libro troviamo queste e altre creature della letteratura horror, con un Don Rodrigo vampiro, una monaca di Monza strega e un Frà Cristoforo cacciatore di creature demoniache. Gli innesti gotici aggiunti sono ben amalgamati nella storia, che per il resto segue fedelmente il plot manzoniano, non solo narrativamente ma anche esteticamente: non troviamo, cioè, vampiri in stile Twilight. Don Rodrigo, e altri come lui, sarà un autentico vampiro old style, al quale non piacciono né i paletti di frassino né l'aglio, né la luce. Oltre al carattere di creatura soprannaturale i personaggi non subiscono altre modifiche, quasi lo scrittore abbia paura che nel rielaborare eccessivamente il romanzo Manzoni possa rivoltarsi nella tomba. In questo rispetto per lo scrittore originale si trova comunque dell'innovativo: la peste che tormenta Milano è trasformata in un'orda di zombi, le pagine non sono più pervase dal moralismo che contraddistingue le pagine del Fermo e Lucia e tanto meno è la Provvidenza la risolutrice di tutti i problemi. Anche il finale condivide la stessa sorte, privato di ogni forma di colpo di scena. D'altronde, I promessi morsi non vuole essere altro che una rivisitazione gotica dell'originale. Agganciatosi a quel fenomeno che sta impazzando negli ultimi anni negli USA che dà vita a quei romanzi chiamati mash-up, ossia ibridi, l'Anonimo Lombardo non ha pretese per quanto riguarda l'aspetto dell'inventiva, ciò che gli interessa è semplicemente raccontare di un antico manoscritto ritrovato tempo fa da un suo vecchio collega che non ebbe il coraggio, per non spaventare i lettori, di tradurre completamente il contenuto, dandone alle stampe una versione edulcorata (quella manzoniana) e omettendo le parti horror, che oggi finalmente riscopriamo. Sarà stato un peccato dissacrare il Manzoni? Al lettore decidere se questo libro “non s'ha da fare”.

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