I quasi adatti

I quasi adatti
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Peter ha 14 anni e un'infanzia difficile alle spalle, vissuta in penose peregrinazioni di istituto in istituto. Quando viene accolto in una scuola speciale di Copenaghen dve gli allievi vengono sottoposti ad uno 'speciale' programma di renserimento, Peter pensa che si tratti del solito collegio. Ma dietro alle regole severissime della scuola Peter e la sua compagna Katarina cominciano ad intravedere un misterioso 'piano'. Dove conduce quella specie di selezione naturale programmata? E perché è stato accolto il piccolo August, un bambino autistico che si sospetta abbia ucciso i suoi genitori? Peter, August e Katarina iniziano ad indagare...
Autobiografico? Forse. Originale? Sicuramente. I quasi adatti è un inedito tentativo di fusione tra mystery e filosofia. Letteralmente. Tre bambini 'difficili', rinchiusi in un istituto sperimentale di Copenhagen, scoprono di essere le cavie di un esperimento ambizioso teso ad alterare la percezione (e quindi la struttura stessa) del tempo. La macchinazione del personale docente e degli enti governativi che lo finanzia viene messa a nudo e sabotata da un'indagine (condotta dai piccoli protagonisti) che è più filosofica, fatta di elucubrazioni e intuizioni, che indiziaria. Come nel discorso del professor Biehl, uno dei docenti della scuola, "Quando parlo dovete ascoltare, soprattutto le mie pause. Parlano più forte delle mie parole", sono i silenzi, le riflessioni ad occupare gran parte del libro, e non le azioni. Eppure la tensione non si abbassa, la suspence cresce pagina dopo pagina, i colpi di scena ci sono eccome. Il tentativo di annullare le differenze tra tempo lineare e tempo circolare, di ingabbiare le esistenze dei bambini in regole e ritmi ferrei, di creare un' "Officina del Sole" che forgi uomini nuovi affrancati dalla schiavitù della quarta dimensione inquieta davvero, risveglia le nostre coscienze, ci fa correre idealmente in difesa di quei piccoli 'borderliner' che scienziati e burocrati sognano di omologare, schiacciare, cancellare. Scritto in modo magnifico, essenziale, implacabile ma immaginoso, I quasi adatti è forse più affascinante de Il senso di Smilla per la neve, ma non ne ha la ricchezza narrativa, la complessità del plot, i personaggi eccezionali. E lascia con una sensazione di sottile delusione, come quando ci si sveglia da un sogno colorato e bizzarro e la nostra stanza in semibuio ci sembra più scura di quello che è. Ma rimane un libro come se ne leggono pochi.

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