I quattro cantoni

I quattro cantoni

Polignano a mare, 3 dicembre. Una casa vicinissima al mare, fa da nido alla relazione amorosa della guardinga commissaria Lolita Lobosco con il vicequestore Giancarlo Caruso, ultima fiamma in ordine di tempo, trasferitosi da Padova da poco ma già perfettamente a suo agio. E innamorato. Tutto troppo e troppo in fretta per Lolita. Una telefonata interrompe le sue riflessioni per richiamarla alle sue incombenze professionali. Giunta sul luogo del delitto, la scena che le si presenta è da brivido: Nanni De Carne, fotografo, è appeso al lampadario completamente nudo e a testa in giù, sul petto e la schiena profonde ferite, sul pavimento una pozza di sangue e un coltello da bistecca. Le indagini si indirizzano da subito verso la comunità Rom: le modalità di tortura subite dalla vittima sono tipiche dello stile vendicativo della malavita dell’Est. A conferma, due testimoni dichiarano di aver assistito ad una colluttazione tra la vittima e due zingari il giorno prima. Il clima politico richiede massimo riserbo sulla questione eppure le notizie si diffondono velocemente, insieme all’odio razziale. Dopo poche ore, l’auto con i due zingari incriminati si schianta contro un muro e prende fuoco. Nessuno sopravvissuto. Il caso è chiuso, con i complimenti del questore. Eppure Lolita non è affatto convinta che le cose siano andate come sembra: il suo sesto senso la spinge ad andare più in profondità con le indagini. Nel frattempo, Caruso è fuggito con una bionda. Senza dare spiegazioni…

L’indagine si allarga a macchia d’olio grazie alle intuizioni di una Lolita ancora più testarda e determinata, disposta a risalire molto indietro nel tempo e compromettere la sua stessa vita per risolvere il caso. Razzismo e prostituzione si intrecciano ad una brutta storia di abusi sessuali ai danni di minori nella quale sono implicati nomi eccellenti. La cronaca recente sembra essere materiale per la narrazione dell’ottava avventura del commissario in gonnella, Lolita Lobosco, barese ed appassionata come l’autrice Gabriella Genisi, una penna capace di far rivivere storie, tradizioni e sapori del sud con una vivacità che travolge. La scrittura della Genisi è certamente cresciuta con la sua eroina: asciutto il linguaggio (si sono persi i neologismi e le espressioni dialettali dei primi romanzi della saga) e maturo lo stile, il plot si fa più complesso, maggiore il pathos e una messa a fuoco dei personaggi più accurata e profonda. La lettura scorre piacevolmente e diventa impossibile non affezionarsi a Lolita, eroina che lotta imperterrita contro i pregiudizi e i luoghi comuni, in un contesto maschilista che la vorrebbe ai fornelli (Lolita non nasconde la sua passione culinaria, tanto da regalare al lettore, al termine di ogni indagine, una manciata di ricette) piuttosto che con una pistola nella fondina. Fino alla prossima inedita avventura, non resta che attendere di ritrovare una Lolita in carne ed ossa nel (più volte) annunciato format televisivo.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER