I quattro libri delle piccole donne

I quattro libri delle piccole donne

“Natale non sarà Natale senza regali, brontolò Jo, stesa sul tappeto. Brutto guaio essere poveri, commentò con un sospiro Meg facendo scivolare lo sguardo sul suo vecchio vestito. È un’ingiustizia, dico io, che tante ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre niente, aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso per il dispetto. Abbiamo il papà e la mamma, però, e ciascuna di noi ha tre sorelle, disse Beth dal suo angolino con aria soddisfatta”. Gli umori si colorano di più tonalità, si esprimono sulle avversità, fanno rabbuiare e poi rasserenare le piccole donne di casa March. Chi si trova nei dintorni, a ogni buon conto, in quell’inverno di guerra non può non osservare quel bel quadretto riunito. Jo, Meg, Amy e Beth non renderanno mai giustizia all’amore dei loro genitori e pentite per aver sognato letteralmente un bel Natale di regali sono risolute a rinunciare ai propri piccoli risparmi per comprare qualcosa alla loro mamma. La signora March, ignara, le trova allegre e quando si raccolgono attorno alla tavola per il tè è felice di annunciare una sorpresa. É il momento migliore della giornata: una lettera dal fronte, del loro papà, con un messaggio speciale per ciascuna di loro…

Come dire, gli universali moti dell'animo. In Little Women; or Meg, Jo, Beth and Amy, 1868, come nei tre seguenti volumi (in italiano i titoli sono Piccole donne, Piccole donne crescono, Piccoli uomini, I ragazzi di Jo), la compattezza dei March è segno di sane identità; di chi, come le quattro sorelle, sa far fiorire modestia e coscienza. È un ciclo di romanzi assi celebre che già dalle prime righe, caramente sopracitate, si rivolge alle famiglie americane, “interpretando”, come ben detto da Daniela Daniele nell'introduzione, “il bisogno collettivo di sanare, entro calde cornici domestiche, le ferite aperte dalle guerre”. Quest’opera caratterizza la vita di Louisa May Alcott – per di più per la proiezione della stessa in un quadro narrativo che dietro casa March nasconde la propria famiglia – ed espressamente la sua attività di scrittrice. I romanzi esprimono tutto ciò che la Alcott ha vissuto, la solidarietà attraverso cui si scopre la grandezza educativa degli affetti, i rapporti franchi di un nucleo familiare che educa al rigore morale e intellettuale, fino al difficoltoso coraggio di indipendenza e libertà (sono da rivedere in questo senso le riflessioni dell'eroina Jo perlomeno in Piccole donne crescono, in Piccoli turbamenti, e in particolare sull'inquietudine, il desidero di conoscere, sperimentare, “provare a volare con le proprie ali”). Dalla signora March alle figlie, da una generazione alla successiva, l’operosità narrata è vigorosa e rassicurante e i protagonisti (perfino i più piccoli) ci conducono lungo un percorso di vita che oppone non solo alle più piccole cause di grigiore e tristezza l’incredibile forza di resistere, ma anche il senso riposto di ogni cosa. E la speranza, ancora, l’ironia, per non lasciar segnare la vita dalla piattezza e dall’immobilità. Che dire? È un classico senza tempo.



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