I ragazzi della Nickel

Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Elwood Curtis è stato abbandonato dai suoi genitori e vive con sua nonna a Tallahassee. Appena è in grado di leggere, oltre a custodire gelosamente il primo volume di una enciclopedia frutto di una truffa subita quando lavorava come lavapiatti, ascolta di continuo un vinile su cui è inciso un discorso di Martin Luther King jr. Scopre così cosa significa essere nero e discriminato e cosa sia lottare per i diritti civili, studiare, avere una educazione e una cultura, amare i libri, leggere ed informarsi. Scopre anche che quello che il reverendo predica nei suoi discorsi gli si addice. Il messaggio è pacifico, ma fermo; ad Elwood, che è un ragazzino coscienzioso infonde fiducia e una coscienza politica che lo porta a coltivare con ancora più determinazione il sogno di iscriversi al college e prendere un diploma. Nell’America degli anni Sessanta, però, essere nero non favorisce la realizzazione dei propri sogni ed anche accettare un passaggio su un’automobile sbagliata può fare la differenza tra il paradiso e l’inferno. Per la verità, tutto può essere sbagliato in quegli anni se sei nero. Ad Elwood succede proprio di accettare un passaggio e di essere accusato di complicità in un furto d’auto. Viene portato alla Nickel Academy, una scuola di correzione, un riformatorio minorile che si prefigge di rieducare i piccoli criminali e trasformarli in cittadini modello. Lì dentro c’è una sezione per bianchi e una per neri che replicano la logica segregazionista e suprematista del mondo di fuori. Suo malgrado, Elwood scopre la violenza, il sopruso, la divaricazione abissale tra un colore della pelle e l’altro. Scopre quanto faccia male subire una punizione a colpi di frusta e quanto faccia ancora più male subirla a torto. Le misure di correzione sono torture, i supervisori aguzzini, il sistema di corruzione è esasperato e il clima che si respira è quello di un campo di concentramento dove conta solo sopravvivere. La Nickel è un teatro degli orrori dove chi tenta di scappare è riportato indietro; chi deve essere punito finisce alla Casa Bianca dove lo aspetta la Bellezza Nera, chi muore è seppellito al cimitero sulla Collina degli Stivali. Chi sgarra, invece, sparisce nel nulla. Elwood, memore dei moniti del reverendo King, della lotta per i diritti civili di cui si sente testimone, di sua nonna e del desiderio di un diploma scrive tutto, date, nomi, traffici, abusi con la speranza di consegnare i suoi appunti agli ispettori che verificano le condizioni dei centri. Con la speranza di far sparire la Nickel dalla faccia della terra…

Colson Whitehead romanza una storia vera - quella della Florida School for Boys - pur reinventando nomi, circostanze, collocazione geografica e ambienti. La piazza nel cuore dell’America in lotta per i diritti civili, negli anni incendiari - il 1963, per la precisione - delle leggi Jim Crow che contribuirono ad irrigidire drammaticamente la segregazione razziale. I ragazzi della Nickel è un testo politico scritto “con il senso di responsabilità di un cittadino” - come dice in una intervista. Un senso del dovere che lo allinea a scrittrici come Toni Morrison e Alice Walker traspare in filigrana e porta inciso il monito di non dimenticare e di resistere. È narrazione storica, recupero della memoria, denuncia sociale. È anche un romanzo disturbante nella sua brutalità, che si conficca come un chiodo sul palmo della mano. L’imperversare della violenza, del delirio di onnipotenza, dell’abuso e del senso sfrontato di impunità è quasi insopportabile per il candore con cui viene narrato. La vicenda è intrisa del male che resta incastonato negli occhi e nella memoria, nel turbamento, nel trauma e nello sconcerto dei ragazzi che li hanno subiti. Il centro di correzione è in realtà un centro di corruzione, altera le menti, infiacchisce gli spiriti, incattivisce gli animi o li rende servili ai comandi e alla lussuria degli adulti. “Ecco cosa ti faceva la scuola. Non si fermava quando uscivi. Ti storceva in tutti i modi finché non eri più capace di rigare dritto, e quando te ne andavi eri ormai completamente deformato”. Il confine tra perdersi e resistere è sottile e fragile e la possibilità di decidere per una delle due opzioni è data dalle parole che si sono incontrate prima di entrare in quella fucina del raccapriccio. Elwood è uno di quelli che ha tenuto duro, che non si è fatto travolgere dalla rabbia, dalla cattiveria, dalla violenza. Non ha barattato la sua dignità con la vanagloria di essere temuto. Ha mantenuto fede al suo candore e coltivato il sogno di diplomarsi. È rimasto aggrappato alle parole e, per quanto ha potuto, alla bellezza. Lui è un resistente, come tutti i sopravvissuti che con le loro testimonianze hanno portato luce a questo abietto pezzo di storia irrisolto, mai metabolizzato, nascosto nell’imbarazzo. Con una scrittura asciutta, quasi telegrafica, ma precisa e dolorosa, Whitehead narra un’America che è ancora attuale, soffocata da un razzismo mai spento, da un segregazionismo in mutazione e sempre sulla cresta dell’onda, da processi discriminatori che affondano radici dure e solide in quel passato in cui è nato e si è sviluppato il suprematismo bianco.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER