I Romani e il Mediterraneo

I Romani e il Mediterraneo

L’assioma di Cicerone per cui “gente di mare, gente di poco conto” e l’attitudine degli aristocratici romani, propugnatori delle virtù terrestri e denigratori delle attività marittime, ritenute di natura meramente e rozzamente mercantile, ha contribuito ad alterare la visione che i moderni hanno avuto per secoli del ruolo che il mare aveva nella politica imperiale di Roma e nel suo sviluppo economico. Eppure non c’è mai stato nella storia un solo popolo in grado di unificare, pacificare e dominare il Mediterraneo come fecero i Romani intorno al periodo dell’Impero di Augusto. In quell’epoca di pace e commerci da quali leggi e consuetudini era regolata la navigazione? Qual era l’impatto delle stagioni? Quali erano le capacità nautiche delle navi da carico, come venivano costruite, con quale apparato velico? Cosa ci raccontano i pochi resoconti di viaggio nel Mediterraneo di epoca romana che sono arrivati fino a noi? Cosa si commerciava via mare e con quali accortezze? Quali erano le rotte commerciali principali? Quali erano i porti del Mediterraneo e come erano progettati e costruiti? Quali passatempi – leciti e non leciti – offrivano le città di mare a chi approdava? Quali erano le caratteristiche della flotta militare e quali armamenti avevano le “naves longae” da guerra?

Michel Reddé, Direttore degli Studi presso l’École pratique des hautes études (EPHE), e Jean-Claude Golvin, Direttore di Ricerca del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) e autore anche degli splendidi acquerelli che occupano gran parte del libro, ci riportano indietro al tempo in cui il Mediterraneo era il “mare nostrum”. E lo fanno con un volume piacevolissimo da sfogliare, di grande formato, ricchissimo di belle illustrazioni a colori accompagnate da un testo semplice, scorrevole eppure esauriente, con la preziosa “collaborazione” di box nei quali vengono riportate lunghe citazioni di testi antichi sull’argomento. Anche chi – come me – non sa nulla di navigazione e barche si appassionerà alle ingegnose soluzioni tecniche dei nostri antenati per difendersi dalla enorme potenza del mare e del vento, applaudirà alla razionalità che muoveva la progettazione dei porti e delle città costruite attorno. E – forse per la prima volta in vita sua – sentirà anche un po’ sua la massima fulminante di Pompeo Magno: “Navigare è necessario, vivere non è necessario”.



 

 

 

 
 
 
 

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