I segreti del professore

I segreti del professore

Ci sono dolori che ti colpiscono e anche quando sembrano apparentemente superati o sopiti, in realtà restano sottopelle e condizionano tutto il tuo mondo dopo di loro. Il professor Giraudo, insegnante di lettere e scrittore, era innamorato di Beatrice. Di più, l’amava profondamente, tanto da aver pensato di uccidere quelli che lui ritiene i responsabili del suicidio della donna. Che lo aveva lasciato, peraltro, un dolore doppio e una rabbia che consuma. Riesce però a superare almeno la rabbia, non certo il dolore, mettendo su carta quello che ha immaginato. Non in un libro o un racconto. In tre paginette incomplete che porta sempre con sé, nascoste fra la tanta carta che uno scrittore ha sempre dietro. Ardelia Spinola, medico legale, invece non scrive e forse ha anche imparato a stemperare le arrabbiature e il dolore per la morte dell’anziano zio. Di nuove arrabbiature gliene procura il rapporto con Arturo, che zoppica. Non si capiscono più come prima, si fraintendono, fanno fatica a non essere gelosi pur sapendo che entrambi sono troppo leali per essere infedeli e di mezzo c’è anche la ritrovata amicizia di Ardelia con Bartolomeo Rebaudengo, amicizia che però in passato è stata amore o quantomeno passione e adesso è complicità sul lavoro. Perché le morti che necessitano della cura di Ardelia non smettono. Una donna con tre fori di proiettile nel petto, seduta composta, come se si fosse assopita su una panchina vicino al porto di Alassio e mentre Ardelia, Rebaudengo e il PM condividono la partecipazione all’indagine, viene trovato ucciso un uomo con lo stesso metodo, cambia solo il luogo…

Cristina Rava ha iniziato a scrivere nel 2001, dopo aver intrapreso prima gli studi in medicina e poi essersi dedicata a tutt’altro. La notorietà arriva nel 2007 quando la Rava mette in campo il suo primo personaggio seriale: il genere è il noir investigativo, il protagonista è il commissario Rebaudengo, nei cui romanzi appare ad un certo punto Ardelia Spinola, un medico legale un po’ sui generis che diventerà il fulcro della serie successiva, uno spin-off dunque, come si dice in gergo. Attenta ai suoi “pazienti” come se fossero ancora vivi, curiosa e appassionata, riesce sempre ad intrufolarsi nelle indagini e spesso a dare contributi risolutivi che vanno ben oltre il suo lavoro. Sono romanzi che io definisco leggeri, non perché siano superficiali, anzi, ma perché la Rava ha costruito dei personaggi che si muovono a tutto tondo. Non c’è solo l’indagine, ci sono le avventure/disavventure di una donna che vive da sola (beh, in realtà con due gatti), che ha degli amici e un anziano zio che faceva parte addirittura del Mossad e ovviamente un passato, ma tutto viene raccontato con semplicità. Ardelia fa le cose che facciamo tutti: va a comprarsi le scarpe, si ferma nel negozio sotto casa, vive insomma come noi, fa una vita del tutto normale. Questa normalità, unita a trame che sono sempre ben tessute e racconti ben calibrati nel distribuire gioie e momenti neri, contribuiscono a stemperare la tensione tipica del genere.



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