I seguaci del vampiro

I seguaci del vampiro

Acciuffare un pericoloso serial killer, uno spietato uccisore di ragazzine: quale migliore dimostrazione di valore per una poliziotta? Eppure, i guai di Conny Feist sono iniziati proprio a partire dal momento in cui ha prima salvato l’ennesima vittima dal dissanguamento, e poi mandato a bruciare tra le fiamme dell’inferno il “Vampiro del Reno”, lo spregevole psicopatico responsabile di tanto scempio. In effetti sono troppi i particolari che non tornano, troppe le incongruenze, come se le prove sulla scena del crimine raccontassero una storia incompatibile con la versione dei fatti fornita dalla spericolata poliziotta. A esser sinceri, qualche particolare Conny l’ha taciuto, come ad esempio il ruolo giocato nella faccenda da Vlad, lo strano tizio che l’ha contattata e messa sulle tracce del maniaco. Il fatto è che, dietro il suo mantello da Bela Lugosi e il pallore d’ordinanza, sembra esserci molto più che non una semplice passione per le messinscene gotiche, qualcosa di realmente misterioso – e non umano. Per Conny sarebbe decisamente tranquillizzante credere in qualche allucinazione, ma la verità è che Vlad, chissà perché, non fa altro che salvarle la vita, come un angelo custode sui generis. D’altra parte, da quando i seguaci del “Vampiro” hanno deciso di fargliela pagare, Conny d’aiuto ne ha bisogno eccome…
Ormai lo sanno anche i più sprovveduti: i Figli della Notte hanno da un pezzo fatto i bagagli, hanno detto addio alle innevate e selvagge cime dei Carpazi e dall’avita magione sono sciamati in qualche posto meno monotono, magari una bella metropoli moderna, sperimentando nuovi terreni di caccia o stili di vita alternativi e meno cruenti. Mostri erano e mostri rimangono, certo, ma spesso e volentieri introspettivi, problematici, tormentati dagli scrupoli di una coscienza non sopita nonostante la loro vita-in-morte. Percorrendo fino in fondo questa strada si arriva al vampiro neoromantico, ancora uno zinzino pericoloso ma votato alla bontà, addirittura… “vegetariano”, il principe azzurro che schiere di ragazzine (e non solo) sognano ormai di trovarsi sotto casa su una scalpitante macchina sportiva – e poco importa se la sua temperatura corporea è simile a quella di un pezzo di marmo. Una trasformazione, questa subita dai pronipoti di Dracula, che di certo ha dato nuovo appeal al mito del Vampiro, ma che forse lo sta privando, pian piano, della forza della dissidenza, dell’essere fuorilegge – “contro”. Per fortuna, però, romanzi-antidoto all’eccessivo ingentilimento della genia dei succhiasangue non mancano. I seguaci del vampiro è uno di questi. Lo ammettiamo: dopo il grande successo del vampiro post-adolescenziale e leccato, questa avventura adulta, muscolare, tosta, ci pare una manna dal cielo. E tanto più perché il tedesco Wolfgang Hohlbein è narratore di straordinaria maestria, perfettamente a suo agio sia quando deve imbastire una scena tutta calci pugni e adrenalina, sia quando deve cogliere il fruscio impercettibile di un trasalimento, di un gesto trattenuto, di un sentimento impacciato. Grande “regista” – sa usare le parole per veri e propri effetti cinematografici, soprattutto nei momenti d’azione – capace di modellare, per di più, personaggi credibili e complessi come non sempre se ne incontrano nei romanzi di genere, Hohlbein ci regala una di quelle storie che è difficilissimo metter da parte per svolgere le incombenze di ogni giorno, e che invece si vorrebbero leggere tutte d’un fiato… trattenendo il fiato. Succulento.

 

 

 

 
 
 
 
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