I sette templari

I sette templari
Tempelhof, anno 1314. Thomas Lermond guarda dalla finestra della sua commenda l’ultimo messaggero andarsene per la strada. In totale ne ha inviati sette. Uno per ogni Templare. Un Templare per ogni pietra. Sette pietre per disvelare il segreto del Gran Maestro. Gran Maestro che tra l'altro è tenuto prigioniero a Parigi da sette anni, ovvero da quando papa Clemente V ha scomunicato l’Ordine e Re Filippo IV di Francia ha cominciato a dare la caccia ai cavalieri templari.Thomas tuttavia non è tranquillo, in cuor suo sa che molte cose potrebbero andare storte: i cavalieri potrebbero aver tradito, i messaggeri potrebbero essere scoperti o, peggio ancora, gli inquisitori potrebbero venire a sapere di Tempelhof. In cuor suo è anche preoccupato per Marie, una nobile parigina di cui si è innamorato e che non sa se e quando potrà rivedere. Mentre a letto è assalito da queste ansie e preoccupazioni, sente una figura scivolare all'interno della sua stanza. È un uomo incappucciato che lo minaccia. È convinto che i Templari abbiano rubato dei beni al Papa, e farà di tutto per appropriarsene, anche a costo di bruciare tutti i cavalieri e tutta Tempelhof...

Una storia avvincente, che coinvolge dalla prima parola fino all’ultima. Le vicende sono chiaramente frutto della fantasia dell’autore, di cui poi verranno citati i meriti. Tuttavia i contorni, i luoghi ed i tempi sono tutti documentati proprio in una nota a fine libro. La località di Tempelhof oggi è nota ai più solo perché sede di un aeroporto berlinese. Ma gli storici invece sanno che una commenda dei templari sorse proprio in quel punto, settecento e passa anni fa. È inoltre appurato che a Spira ci fu una rivolta contro il vescovo Emich e che ad Erfurt il vescovo Burchard non era poi così benvoluto. Insomma, in una cornice così densa di documentatissima storia, appassionante o meno che sia, la bravura di Dieckmann ‒ tra l’altro autore altri dodici romanzi, tra cui Lutero, di grande successo ‒ sta nel creare avventure e congetture intorno allo scioglimento dei templari, che avvenne nel 1312. Il nostro autore muove come pedine su una scacchiera numerosi personaggi ‒ tutti di fantasia, ad eccezione del Gran Maestro Jacques de Molay ‒ e intorno a loro crea storie credibili ma al tempo stesso originali e ricche di colpi di scena. L’unico neo del romanzo, forse, è lo svolgimento troppo precipitoso del plot nel finale.

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