I silenzi di Federer

I silenzi di Federer

Fin dalle sue origini il tennis è stato uno sport di opposizione non soltanto tra due avversari, ma anche tra due modi di praticarlo. Inventato dai giocatori di pallacorda ma praticato anche da quelli rackets (sorta di squash) già nel medioevo esistevano due tipologie di gioco: quella dei primi – i più fini – e dei secondi – i più brutali. Laver, Emerson, Borg, Connors, McEnroe: lo scontro tra la finezza e la brutalità, la tecnica e la forza, l’abilità e la tenacia si è ripetuto fino agli fino agli anni ottanta, fino all’arrivo di Lendl. Il tennista cecoslovacco è colui che ha fatto entrare il tennis nell’epoca della sua riproducibilità tecnica  segnando una svolta epocale: da quel momento in poi secondi hanno prevalso nettamente sui primi. Ad avvantaggiare una categoria a discapito dell’altra hanno contribuito molto le tecnologie: le forme ed i materiali delle racchette hanno aumentato la velocità dei colpi ed i piatti corde più grandi hanno reso più facile colpire e dare forza alla palla. Così i servizi sono diventati più violenti e lo sforzo fisico è aumentato notevolmente, obbligando i tennisti a diventare anche dei superatleti.  Ormai la televisione si è insinuata nell’evento trasformando quello che in origine era uno sport silenzioso in uno spettacolo televisivo. Le telecamere che scrutano ogni gesto, ogni singolo sguardo, obbligano i giocatori a curare la loro immagine, a cercare un canale comunicativo che va aldilà della pura estetica del gesto. Ma in questo scenario sfavorevole ecco che spunta un nuovo numero uno. Un tennista silenzioso, che oppone l’estetica della grazia a quella dell’espressività cancellando tutto ciò che può fare immagine dal suo stile. Un uomo che gioca a tennis nel modo in cui deve essere giocato. Roger Federer: un eroe al dispetto del nostro tempo…

Gli atti di uno sportivo, le sue vittorie e le sue sconfitte diventano, nel momento stesso in cui vengono compiute, la narrazione di atti, di vittorie e di sconfitte. Il gesto di un campione avviene nel presente, e che solo chi si trova in quel posto ed in quel momento può coglierne l’essenza. Ma è vero anche che, per esistere, lo sport deve essere parlato e commentato. “L’atleta ha bisogno del poeta, come diceva Pindaro: il poeta era necessario al campione perché l’impresa fosse celebrata con versi monumentali”. Così André Scala – filosofo ed insegnante francese - veste i panni di Omero caricandosi addosso l’arduo compito di trovare le parole per celebrare il tennis sublime di Roger Federer. Essendo un esperto in materia sofferma la sua penna sull’aspetto filosofico della questione ed allarga lo sguardo al tennis in generale ed alla sua storia. Utilizzando capitoli brevi, che esprimono un concetto alla volta, il filosofo francese chiama in causa Socrate, gli stoici ed Emerson. Paragona Federer ad Achille, le palle colpite dalla sua racchetta ad un raggio di luce. Si addentra nella tecnica e confronta la psicologia del rovescio classico di Federer con quello a due mani dei suoi avversari. Scala ama il campione svizzero ed il tennis, ma sa anche che il suo compito è ingrato. “Lo sport vuole essere una storia senza scrittura, una scrittura senza parole, una scrittura di gesti” e la sua essenza è irriproducibile. Una cosa però lo scrittore la può fare: esaltare le gesta degli eroi e renderli immortali. Meglio se con un libro brillante e stimolante come questo.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER