I simulacri

I simulacri

Ventunesimo secolo. Da quando ne è entrata a far parte anche la Germania, negli USEA (Stati Uniti d'Europa ed America) un solo partito governa una società apparentemente stabile e pacifica. Tutti, per legge, ne fanno parte. Tutti pagano le quote, partecipano alle riunioni e votano – ogni quattro anni – per decidere chi sarà il nuovo “der Alte”, l'uomo che a loro giudizio Nicole preferirebbe come compagno. È lei – famosa ed amata star televisiva – ad essere il vero fulcro del potere in una società in cui la televisione è diventata strumento di educazione e non più di intrattenimento. Dietro l'apparenza, si celano in realtà le lotte intestine per il controllo del Presidente di turno (che altro non è che un simulacro umano, un androide in tutto e per tutto uguale all'uomo) e le macchinazioni di Nicole, che – utilizzando la macchina del tempo – intende richiamare dal passato i nazisti e negoziare con essi un nuovo accordo che permetta loro di vincere la seconda guerra mondiale in cambio della fine della persecuzione contro gli ebrei...

Geniale e visionario, Dick ci trascina ancora una volta nel suo mondo psichedelico ed inquietante. Un mondo governato da una donna bellissima ed inspiegabilmente eternamente giovane, in cui le multinazionali costruiscono su scala industriale androidi così perfetti da essere indistinguibili dagli esseri umani; in cui l'ombra del nazismo aleggia ancora sulla vita di ogni cittadino; in cui – oltre le apparenze – le istituzioni governano in maniera repressiva, stroncando sul nascere ogni minima voce di dissenso; in cui, infine,  il cittadino normale rimane schiacciato, succube della manipolazione dell'informazione e della tecnologia e inevitabilmente frustrato. Unico miraggio di salvezza e di riscatto: emigrare su Marte. La narrazione non segue schemi prefissati ed è talvolta difficile seguire le vicende dei diversi personaggi che si affacciano sulla scena, tutti come attori non protagonisti. Un puzzle i cui pezzi sembrano non combaciare e che – una volta terminato – lascia sconcertati soprattutto per la straordinaria capacità profetica di Dick e ci costringe – nostro malgrado – ad osservare anche la nostra realtà con occhio diverso. Perché, dopotutto, “la verità esiste, sepolta da qualche parte”.

 

 

 

 
 
 
 

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