I sotterranei

I sotterranei
Leo Percepied è uno scrittore scapestrato dedito ad alcol e droghe, che vive “a scrocco dagli amici con tale paracula metodicità che nessuno si prende la biga di notare o dichiarare pessime abitudini da scroccone”. Mardou è un’affascinante quanto difficile ragazza di colore, “che non ha credi né ha avuto luoghi da cui trarli, madre negra morta mettendola al mondo, padre sconosciuto mezzosangue Cherokee”. Si conoscono frequentando i sobborghi di San Francisco, anzi, “i sotterranei” – termine coniato da Allen Ginsberg per indicare il popolo hippie della città - di San Francisco durante scorribande notturne, e iniziano una turbolenta relazione. Mardou è problematica, difficile è intuire le sue sensazioni, farla stare bene: complicata è anche la loro vita sessuale quindi, segnata da incontri fallimentari, mentre Leo continua a prendere una sbronza più colossale grossa dell’altra senza rinunciare a buttarsi a capofitto in avventure, immancabilmente risolte in disastri. Una storia che fin dal suo incipit si rivela impossibile e che i due trascinano per un indeterminato arco di tempo fino a farla scorrere via, nel corso degli eventi…
Difficile trarre una trama da I sotterranei, difficile a volte anche trovare un senso alla storia raccontata e a una relazione che fa da sfondo a un mondo underground che ha dell’incredibile. In questo romanzo Jack Kerouac parla ancora una volta della propria vita, costruendo come al solito un surrogato di se stesso, un avatar, uno scrittore “egomaniaco che tutto quello che sa fare è dilungarsi in paragrafi zeppi di dettagli insignificanti che lo riguardano mentre i dettagli sulle anime grandi degli altri restano lì in attesa”. Henry Miller nella prefazione al libro scrive: “Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa che non potrà più rifarsi una verginità”, probabilmente un elogio alla prosa spontanea teorizzata e realizzata dallo scrittore americano e che forse mai come in questo romanzo si concretizza più compiutamente. Perdere la bussola tra queste pagine è praticamente automatico, ma la potenza descrittiva di Kerouac regala punte di rara intensità, a dimostrazione di un talento indiscutibile, a prescindere dai giudizi morali. Pubblicato in Italia da Feltrinelli, il romanzo fu sequestrato nel giugno 1961 e autore ed editore processati per oscenità, per poi essere assolti il 17 ottobre 1963 dal Tribunale di Varese per la "bellezza lirica di alcune sue immagini, la forza e il ritmo del racconto, la ricerca accurata di richiami ed espressioni come elementi che consentono al collegio di pervenire alla conclusione che il romanzo è opera non pornografica e non oscena; è invece opera d'arte”.

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